Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Vino, la svolta sostenibilità contagia i produttori
VINITALY Rispetto del territorio e meno sprechi. Federvini: una certificazione unitaria Boom anche del biologico: nei primi sei mesi del 2018 aumento vendite del 22% verona «Quanto costa essere sostenibili? Poco». È quasi sorpreso per la domanda Giorgio Pizzolo, presidente di Enoitalia, 98 milioni di bottiglie di vino prodotte nel 2018. Secondo l' ultimo report di Mediobanca, quella di Calmasino di Bardolino, in provincia di Verona, è la nona azienda vinicola d' Italia, con 182 milioni di euro di fatturato all' anno. A Vinitaly ha portato la nuova linea Terra Venetica di Valpolicella biologico, ma soprattutto ci tiene a parlare di sostenibilità. «Abbiamo scelto questa via non perché ce l' hanno chiesto i clienti - dice - lo abbiamo fatto per noi, perché semplicemente ci crediamo». È il Vinitality della sostenibilità, quello che si è aperto domenica a Verona. Un tema sempre più caro ai consumatori e che costituisce un po' una terza via, tra l' agricoltura convenzionale e quella biologica. Significa rispettare il territorio riducendo gli sprechi e la chimica, senza però rifiutare i progressi della scienza per aumentare le produzioni su larga scala. Perché per essere sostenibile, un vino non deve essere per forza bio: «Le nostre bottiglie di biologico sono il 15% del totale - spiega Pizzolo - mentre la certificazione di sostenibilità che abbiamo appena conseguito riguarda il 100% della nostra produzione». Significa che Enoitalia ha ridotto le emissioni di gas serra, ha razionalizzato l' utilizzo di acqua, ha diminuito il ricorso ai pesticidi contribuendo anche a preservare il terreno dall' erosione. La certificazione di cui parla si chiama Viva, ed è nata nel 2011 su iniziativa del ministero dell' Ambiente, per misurare l' impatto della viticoltura sul territorio. «Da allora - spiega Sandro Boscaini, patron di Masi Agricola e presidente di Federvini - le aziende vinicole che l' hanno ottenuta sono 64». Fin dalla fase pilota, al progetto hanno aderito parecchi associati importanti, da Antinori a Berlucchi, da Tasca d' Almerita alla stessa Masi. Ma ora c' è bisogno di un salto di qualità nel panorama delle certificazioni di sostenibilità: «È da tempo - ricorda Boscaini - che Federvini lavora accanto al ministero dell' Ambiente e a quello dell' Agricoltura per arrivare a una certificazione unitaria. Sul tema della sostenibilità vedo crescere la sensibilità delle cantine e non c' è dubbio che è un tema che aiuta a vendere. Ma chi non riesce ad essere competitivo anche in altri modi, spesso sulla sostenibilità specula. Per questo vogliamo che ci sia una sola certificazione. Coordinata e seria». La federazione dei produttori, insomma, vorrebbe arrivare a un bollino verde unitario, da esporre sulle bottiglie di chi produce con metodi sostenibili. Il passo successivo sarà quello di pubblicizzarlo tra i consumatori, in modo che imparino a riconoscere questo come il simbolo di chi rispetta l' ambiente e il territorio. Tra le grandi cantine italiane, Enoitalia non è l' unica a strizzare l' occhio alla sostenibilità. Per esempio il gruppo cooperativo trentino Mezzacorona - con 188 milioni di fatturato, l' ottava società vinicola italiana - dal 1995 a oggi ha investito 11,2 milioni in sostenibilità: con i suoi impianti fotovoltaici produce 1.850 MWh all' anno (l' equivalente potrebbe soddisfare la domanda annua di energia di 685 famiglie), con i pannelli solari termici genera 60mila litri al giorni di acqua calda e ha ridotto l' utilizzo di vetro per le bottiglie di 2.282 tonnellate. Anche il Consorzio Tutela Vini Soave ha avviato parecchi progetti, tanto che la Fao a dicembre ha riconosciuto i suoi vigneti come 53simo sito mondiale, il primo in Italia legato alla viticoltura . Di tutte le sue iniziative, la più innovativa è Itaca: gran parte delle colline vitate del Soave sono in condizioni di grande pendenza, dove la meccanizzazione è praticamente impossibile, e in via sperimentale si testano trattamenti fitosanitari mirati e ridotti nel tempo in modo da salvaguardare i terreni e ridurre al minimo i residui. La Regione Lombardia - che al Vinitaly sostiene la partecipazione di 200 espositori alla collettiva dentro il Palaexpo - ha invece istituto un programma ad hoc, denominato Investimenti, per sostenere l' efficienza energetica e i trattamenti sostenibili. Per questa misura nel triennio 2016-2018 sono stati erogati contributi per quasi 8 milioni di euro, destinati a soddisfare 347 domande. A Vinitaly, infine, le Cantine Tollo abruzzesi sono arrivate portando la nuova linea di vini - Montepulciano, Cerasuolo, Trebbiano e Pecorino - del progetto "Vigneto avanzato", che declina la sostenibilità nella sua accezione di responsabilità sociale: il cuore del progetto è infatti la giusta remunerazione ai soci viticoltori della cantina, che vengono pagati sulla base degli ettari coltivati e non dei quintali prodotti. Poi c' è il vino biologico tout court, che al Vinitaly è rappresentato dai 75 espositori della Organi Hall e che presso i consumatori ormai registra un vero e proprio boom. L' Ismea ci dice che a fronte di un aumento delle vendite di alimenti bio del 6,5% nei primi sei mesi del 2018, quelle di vino biologico sono decollate addirittura del 21,6%. Per star dietro a questa richiesta, negli ultimi sei anni la viticoltura bio italiana è più che triplicata e ora occupa il 15,8% di tutti i terreni a vigneto: fra tutti i grandi Paesi produttori di vino non solo in Europa, ma in tutto il resto del mondo, si tratta della percentuale più alta. © RIPRODUZIONE RISERVATA.