Testata Italia Oggi
Titolo Salvini incastrato sulla flat tax
La misura era contenuta nel famoso programma ma i 5 stelle adesso non ne vogliono più sapere L' intesa prevedeva due sole aliquote: del 15 e del 20% Una cosina velenosa buttata lì uno dopo l' altro dagli esponenti M5s, qualche dichiarazione fumosa del premier Giuseppe Conte e i cordoni della borsa tenuti stretti dal ministro dell' Economia, Giovanni Tria, che coglie l' occasione al volo. A poche ore dal primo esame del Documento di economia e finanza (Def) che conterrà i principi della manovra 2020, tutto fa pensare che sulla flat tax si stia tirando un pacco a Matteo Salvini, e non solo a lui visto che quella riduzione delle tasse è stato il punto programmatico più votato dagli italiani nel marzo 2018. I cinque stelle fanno muro contro quel provvedimento, non potendo dire un no pieno perché citato nell' idolatrato contratto di governo, ma limitandolo a poco più di un' aspirina fiscale. E il premier si adegua, non avendo la forza di fare altro, mentre il ministro del Tesoro gongola per lo scampato pericolo. Il leader della Lega però difficilmente farà buon viso e a differenza delle tante scaramucce quotidiane, questo tema rischia davvero di mandare gambe all' aria il governo Conte. Perché con questo atteggiamento i cinque stelle stanno tradendo i patti fra alleati, non solo scritti chiari e tondi nel contratto, ma anche ribaditi l' anno scorso al momento di varare la prima legge di Bilancio. La manovra 2019 infatti ha l' impronta chiara grillina, visto che al suo centro aveva il reddito di cittadinanza, la loro bandiera elettorale. Non c' erano soldi per sventolare anche l' altra della flat tax, e Salvini abbozzò, accettando di inserire nella manovra solo un pallido anticipo riservato alle partite Iva entro i 65 mila euro di reddito annuale. Ma si disse che l' anno dopo al centro ci sarebbe stata la tassa piatta voluta dalla Lega. Al momento decisivo però il M5s sta facendo il pesce in barile. Nella stessa serata tv c' era Luigi Di Maio ospite di Fabio Fazio su Rai Uno e in un' altra rete (La7) Salvini ospite di Massimo Giletti. Una domenica sera impegnativa, da overdose di politica, che farà sicuramente gridare qualcuno al regime. Avendo fatto zapping fra l' uno e l' altro canale, posso assicurare che questo rischio è scongiurato. Come accade da qualche settimana il principale avversario di Salvini è Di Maio e il principale avversario del vicepremier grillino è il suo pari grado leghista. Entrambi quindi fanno i leader di maggioranza e quelli di opposizione, e in questa condizione agli altri non resta che allinearsi ora qui ora là con uno dei due (stanno portando via loro tutti gli argomenti). Siamo in campagna elettorale per le europee e i due diarchi di governo corrono separati e si picchiano duro come fabbri. Ma saltando dall' uno all' altro sono capitato proprio su Di Maio che parlava della bandiera fiscale sventolata dall' alleato, dicendo: «Da parte nostra nessun problema. La flat tax significa abbassamento delle tasse per il ceto medio... la flat tax deve entrare del Def, ma non se aiuta i ricchi. Deve esserci una minima progressività che aiuta il ceto medio... ». Ottimo slogan elettorale, ma che non ha nulla a che vedere con la flat tax e nemmeno con il contratto di governo. Che sul punto dice: «Il nuovo regime fiscale si caratterizza come segue: due aliquote fisse al 15% e al 20% per persone fisiche, partite Iva, imprese. e famiglie; per le famiglie è prevista una deduzione fissa di tremila euro sulla base del reddito familiare. La finalità è quella di non arrecare alcun svantaggio alle classi a basso reddito, per le quali resta confermato il principio della no tax area, nonché in generale di non arrecare alcun trattamento fiscale penalizzante rispetto all' attuale regime fiscale. Una maggiore equità fiscale, dunque, a favore di tutti i contribuenti: famiglie e imprese». Dunque l' impegno era su una riduzione di tasse per tutte le famiglie e tutte le imprese, riducendo da cinque a due le attuali aliquote fiscali e conservando deduzioni e detrazioni per i redditi più bassi in modo da dare anche a loro il consistente vantaggio fiscale che veniva concesso a tutti gli altri contribuenti. Questo si è impegnato a fare anche il M5s. Si può realizzare per gradi un pezzo all' anno, visto che le risorse sono scarse, ma non negare che debba valere per tutti. Altrimenti quel contratto verrebbe reso carta straccia, e sarebbe più che giustificata la rottura dell' accordo di governo da parte di Salvini.