Testata La Nuova Sardegna
Titolo Specie protette: cresce la tutela
Un convegno all' Isre sul grado di protezione nell' isola del grifone, del cervo sardo e del muflone NUORO La cartina al tornasole per capire lo stato di salute di un ambiente naturale è tutta nella sua capacità di tutelare le specie animali più a rischio: più numerose e in buona salute saranno queste ultime, maggiore sarà lo stato generale dell' ambiente che li accoglie. La filosofia dei progetti di ripopolamento o conservazione in Sardegna di animali un tempo molto diffusi come il cervo sardo, il muflone o gli avvoltoi è tutta qui, ed è stata il filo rosso che ha legato i numerosi interventi al convegno promosso dall' Istituto etnografico per tutta la giornata di ieri, dal titolo "Sguardi di natura - 20 anni dopo status del cervo sardo, del muflone e dell' avvoltoio grifone", che ha avuto un coordinatore d' eccezione nel documentarista Domenico Ruiu.I numeri. La buona notizia è che gli sforzi fatti negli ultimi decenni stanno dando ottimi risultati, anche se gli esperti invitano a non cantare vittoria ma ad attendere con pazienza i risultati di progetti di lunga durata. Il cervo sardo, da specie gravemente minacciata qual era sino a pochi decenni fa, oggi conta almeno diecimila esemplari sparsi nell' isola; l' avvoltoio grifone, dalla sparuta colonia del Bosano in gravissima difficoltà sino ai primi progetti di ripopolamento, oggi si attesta sui 180-200 esemplari. Quanto ai mufloni, la loro rilevazione è certo più difficile, proprio per le caratteristiche di questo animale particolarmente sfuggente e per l' ambiente selvaggio in cui ama vivere, ma i dati più recenti sarebbero incoraggianti, e dalla quasi estinzione degli anni 70, quando la stima era attorno ai 300 esemplari, si è passati agli odierni tremila.Non mancano le insidie, e le cronache di questi giorni lo testimoniano: è il caso di Saccaia, l' aquila del Bonelli reintrodotta un anno fa nel Parco di Tepilora e rimasta folgorata domenica scorsa andando a sbattere contro dei cavi elettrici nella piana industriale di Ottana.Il bracconaggio. Ma le cause di morte delle specie a rischio non sono sempre per così dire incidentali (altro pericolo dei giorni nostri è rappresentato dalle pale eoliche). Il bracconaggio per esempio è in calo ma è ancora diffuso (a farne le spese sono soprattutto i mufloni). Questi atti criminali, e come tali sanzionati dalla legge, sono comunque diminuiti. Nel caso dei grifoni, per esempio, concentrati nel Bosano e più in generale nella Sardegna settentrionale, si è passati da un' incidenza del 90% della morte per colpi d' arma da fuoco degli anni 80 all' attuale 5%, come ha evidenziato Marco Muzzeddu del Centro di recupero della fauna di Bonassai. Ciò non toglie che l' uomo sia in qualche modo responsabile della morte di questi uccelli: anche un escursionista distratto o particolarmente curioso, avvicinandosi troppo all' habitat della specie, può indurre al volo un piccolo che ancora non è in grado di farlo, facendolo precipitare. Succede molto più spesso di quanto si creda, come ha evidenziato Fiammetta Berlinguer che per l' università di Sassari collabora al progetto Life di reintroduzione del grifone, se è vero che l' 85 per cento degli esemplari che muoiono nella colonia sarda hanno meno di tre anni, sono cioè nella fase più delicata della loro vita. Il ruolo dei pastori. Si è sempre detto che il mondo delle campagne fosse ostile alle specie protette. Probabilmente è stato così, anche se la caccia priva di regole ha portato dal dopoguerra in poi all' estinzione di due delle tre specie di avvoltoio presenti in Sardegna (il monaco e il gipeto) e alla diminuzione di tante altre. Eppure qualcosa è cambiato, e il caso della colonia dei grifoni di Bosa è emblematico: oggi ben 70 allevatori sono convenzionati con l' Asl per fornire carcasse di animali ai 27 carnai dai quali si approvvigiona la colonia. «I progetti di tutela costano ma sono fondamentali se davvero la Sardegna vuole puntare sul turismo ambientale - dice Dionigi Secci, responsabile del settore biodiversità e fauna per Forestas -. La presenza di queste specie testimonia la qualità dell' ambiente, e inoltre abbiamo un debito morale verso animali che hanno alle spalle milioni di anni di evoluzione e dobbiamo fare di tutto per tutelarli».