Testata La Repubblica
Titolo Verde, sano, giusto Il new deal del cibo per salvare la Terra
Fondazione Feltrinelli Dopodomani a Milano si tiene il Food Economy Summit: esperti internazionali si confrontano su pratiche di produzione, filiere consumi e tecnologie che hanno un impatto ambientale particolarmente alto La popolazione mondiale si è più che raddoppiata negli ultimi 50 anni, e toccherà i 9,8 miliardi di persone entro metà secolo, con una domanda di cibo che l' ONU stima crescere del 46% rispetto all' oggi. Come conciliare queste due stime allarmanti con la doppia esigenza di evitare il collasso ambientale - adottando le buone pratiche dell' economia circolare - e di assicurare a tutti un' alimentazione adeguata? Urge un nuovo pensiero, che si articoli in nuove strategie di sostenibilità nell' uso delle risorse, nei processi di produzione e nelle dinamiche di accesso al cibo, immaginabili solo in un contesto interdisciplinare che unisca economia, ecologia, istituzioni e imprese innovatrici. È l' approccio del Food Economy Summit, organizzato dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli presso la sede milanese di viale Pasubio 5, nel quadro di Milano Food City 2019. Si tratta di due giornate (il 3 e il 4 maggio) di incontri, riflessioni e tavole rotonde con esperti, accademici, startupper e ospiti internazionali. Tra questi Hunter Lovins, presidentessa del think tank Natural Capitalism Solutions, docente di gestione aziendale sostenibile al Bard College di New York, nominata "Hero of the Planet" dal Time e "Green Business Icon" da Newsweek, che venerdì, dopo l' inaugurazione, terrà la lectio "Per quanto ancora? La sostenibilità necessaria". Il tema è la riforma delle pratiche di produzione, consumo e smaltimento per scongiurare il punto di non ritorno per l' ambiente. Seguiranno sei sessioni di approfondimento sul connubio tra sostenibilità e innovazione - non solo tecnologica, ma anche sociale - per tutti gli attori della filiera agroalimentare: dall' agricoltura di precisione, con la sua promessa di ottimizzazione energetica e riduzione nell' uso di pesticidi, all' impatto economico delle "tecnologie verdi", alle leve che orientano le scelte dei consumatori. È una visione multisistemica perché, per gli organizzatori del Food Economy Summit, è tempo di un "green new deal" che coinvolga nell' evoluzione del settore agrifood tutte le istanze della società. Partendo dal confronto: «Acquisendo consapevolezza sulla filiera agroalimentare e sui suoi attori possiamo smettere di assecondare modelli di consumo e di produzione non più sostenibili», spiega Massimiliano Tarantino, segretario generale della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. «Dobbiamo colmare la distanza tra teoria e pratica, tra ricerca e azione civica. Niente è più dirompente del potere della conoscenza, dell' aggiornamento e della contaminazione tra esperienze e saperi. È una cultura del dialogo che si deve coniugare con la cultura del fare. Si tratta di mettere in relazione le diversità: far incontrare mondi - l' accademia, l' impresa, le istituzioni, la società civile - che troppo spesso non si parlano. Il nostro è un percorso inclusivo che esalta il senso della corresponsabilità, dove la vera sfida è non cedere alla paura del futuro mettendo a valore le competenze di ciascuno». Il futuro non deve spaventarci anche perché siamo dotati di buone bussole che indicano la via: «Da quando sono stati lanciati dalle Nazioni Unite gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile - nel settembre 2015 - la comunità internazionale ha riaffermato con forza la necessità di perseguire uno sviluppo che sia realmente integrato e orientato a tenere insieme tutti quei molteplici aspetti che definiscono oggi il vivere comune secondo standard di vita appropriati per l' affermazione della dignità umana», spiega il filosofo Salvatore Veca, presidente onorario della fondazione, che domani alle 10.30 terrà la keynote lecture "Sostenibilità, risorsa comune". «Non si può parlare di contrasto alla povertà e di diritto al cibo senza interrogarsi sulla legittimità ed equità dell' attuale sistema economico globale. La conservazione della biodiversità e delle risorse ambientali non può prescindere dall' adozione di misure contrastanti il cambiamento climatico. E la pianificazione di spazi urbani inclusivi che garantiscano a tutti i cittadini il pieno diritto di accedere alla vita pubblica e sociale della comunità non può considerarsi disgiunta dalla possibilità di lavorare, interagire, coabitare in condizioni dignitose». Non è più il tempo, per Veca, di pensare e agire per compartimenti stagni, viste le dimensioni planetarie della sfida. «Mai come prima d' ora ci troviamo di fronte all' interdipendenza degli ambiti in cui si radica il pulsare della comunità umana e mai come ora abbiamo il dovere di mettere a sistema le molteplici connessioni che ne risultano per proteggere il solo pianeta che abbiamo», spiega il filosofo. «È una responsabilità forte, dunque, quella della società contemporanea, che non si deve frammentare e perdere in particolarismi territoriali, politici e culturali ma chiama a un' azione unanime e immediata». Perché, come ci ricorda anche Greta Thunberg, non abbiamo un "pianeta B". © RIPRODUZIONE RISERVATA "Non si può pensare di contrasto alla povertà", dice Salvatore Veca, "senza interrogarsi sulla legittimità ed equità dell' attuale sistema economico" Nel mondo Nella foto grande, agricoltori in una risaia vicino Divilacan nelle Filippine. Qui sopra, la fase del raccolto di mais a Sheffield, nell' Illinois, in coltivazioni di proprietà di una multinazionale: l' agricoltura industriale degli Stati Uniti è responsabile di gran parte della perdita della biodiversità globale Salvatore Veca, presidente onorario della Fondazione Feltrinelli.