Testata La Repubblica
Titolo "Ora ripensiamo il futuro: consumi e coltivazioni più sostenibili"
L' intervista/ Molly Anderson «Vogliamo costruire un nuovo sistema di produzione, distribuzione e consumo del cibo che sia al tempo stesso più giusto e più sostenibile. Sia il pianeta che chi oggi ancora soffre la fame non possono aspettare oltre». Molly Anderson, membro dell' International Panel of Experts on Sustainable Food Systems (IPES-Food) e docente di studi alimentari al Middlebury College, con il suo intervento sabato alle 17.30 alla Fondazione Feltrinelli, chiuderà il Food Economy Summit 2019. Perché il sistema del cibo va ripensato radicalmente? «È più che mai necessario garantire alla popolazione mondiale la sicurezza alimentare. Però l' approccio oggi prevalente nell' agribusiness, quello "produttivista", è fallace. Si basa sull' idea semplicistica che per risolvere il problema della fame nel mondo basta aumentare la produzione di cibo. In realtà di cibo se ne produce già tanto, ma non arriva a chi non se lo può permettere: il vero problema non è la disponibilità di cibo, ma la sua reale accessibilità. E l' approccio produttivista sta causando molti danni». Quali sono i più seri? «Un report dell' IPBES (la piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e sui servizi degli ecosistemi, istituita dall' Onu) che uscirà a maggio suggerisce che l' agricoltura industriale è responsabile della gran parte della perdita di biodiversità globale. E l' IPCC, nel report previsto in agosto, renderà noto che la percentuale di emissioni derivante da deforestazione a scopo agricolo è più alta di quanto stimato in precedenza». E i rischi per la nostra salute? «L' attuale sistema del cibo è basato sulla produzione a basso prezzo - per via delle monocolture e degli allevamenti intensivi - di alimenti ultra-processati. Un effetto visibile di questa impostazione è che negli Stati Uniti cinque delle principali cause di mortalità sono correlate alla dieta. Inoltre molti allevatori rimpinzano di antibiotici e antimicrobici il bestiame: ciò aumenta la resistenza batterica e quindi fa sì che oggi appaiano sempre più malattie non curabili con gli antibiotici esistenti». Quali sono le soluzioni? «Serve un sistema più intelligente di produzione e consumo. Bisogna passare dall' agricoltura industriale a un sistema agro-ecologico diversificato. La parola più importante è "agroecologia", ovvero applicare principi ecologici alla produzione di alimenti. Altri approcci promettenti sono la "sovranità alimentare" - con questo termine si indica la necessità che le comunità locali, e specialmente i produttori agricoli all' interno delle comunità, abbiano più voce in capitolo sul sistema del cibo - e il "diritto al cibo". Quest' ultima è una visione in cui le persone che non hanno accesso al cibo vengono coinvolte nei programmi di pianificazione del sistema alimentare per spiegare in che modo il loro diritto al cibo viene violato e cosa si può fare. E anche noi consumatori possiamo fare qualcosa per il pianeta, oltre che per noi stessi: orientarci verso cibi più semplici, naturali e integrali». Quali sono gli ostacoli da superare per rendere il sistema agricolo più eco-compatibile? «L' agricoltura industriale, oggi, richiede forti investimenti in attrezzature. Una volta che questi investimenti sono fatti, per gli agricoltori diventa molto difficile cambiare colture. Soprattutto quando certe colture - come il mais e la soia negli Stati Uniti - sono massicciamente sussidiate dal governo. Inoltre in questi decenni la percentuale del cibo esportato è cresciuta rapidamente (oggi supera il 23%), e questo è un fattore che favorisce le monocolture da esportazione, che però hanno un alto peso ambientale e riducono la biodiversità». - g. a. © RIPRODUZIONE RISERVATA "L' agricoltura industriale è responsabile della gran parte della perdita di biodiversità globale Bisogna passare all' agro-ecologico diversificato" Molly Anderson, docente di studi alimentari al Middlebury College.