Testata Italia Oggi
Titolo Sul pecorino sono dazi nostri
Lo scontro Boeing-Airbus colpisce i formaggi italiani. L' analisi di Massimo Forino (Assolatte) La minaccia di ritorsioni Usa agita il caseario made in Italy Dopo la guerra sul prezzo del latte, si profila una nuova crisi del pecorino, legata al paventato aumento dei dazi negli Stati Uniti. A far temere il peggio è la lista, diffusa alcuni giorni fa dall' Office of United States Trade Representative, di prodotti europei che potrebbero essere soggetti a dazi aggiuntivi, a seguito della disputa Usa-Ue sugli aiuti di stato al settore aeronautico e della sentenza definitiva del tribunale Wto, che ha definito illegali gli aiuti a favore del gigante dei cieli americano, Boeing. Nella lista Usa, oltre a molti altri prodotti food made in Italy, sono presenti burro, yogurt e formaggi come i Pecorini, l' Asiago, la Fontina e il Taleggio, insieme ad alcuni freschi e fusi. «Ancora non si conosce l' entità dei dazi che gli Stati Uniti intenderebbero applicare e che entrerebbero in vigore in estate. Ma si rischia il secondo anno nero per il Pecorino. Speriamo non sia cosi», spiega a ItaliaOggi, Massimo Forino direttore di Assolatte. «Anche perché, dopo il calo del 40% registrato nel 2018, a gennaio di quest' anno, si era avuto un +63% di export rispetto allo stesso mese dell' anno scorso, per arrivare 1.078 tonnellate di pecorino». Dato di crescita dovuto prevalentemente ad una diminuzione dei prezzi di vendita. «Sempre a gennaio, infatti, l' aumento in valore è stato del 23%, per 6 milioni e 350mila euro che significa un prezzo al chilo franco frontiera di 5,9 euro. Un valore decisamente ridimensionato che ha posto il nostro pecorino su livelli competitivi rispetto a formaggi locali fatti addirittura con latte di vacca, che automaticamente sostituiscono i prodotti italiani quando questi crescono di prezzo». I dati Assolatte evidenziano come l' Italia sia il primo Paese al mondo per export caseario verso gli Usa, terza destinazione in valore, una piazza contesa con il Regno Unito. Le imprese italiane esportano negli Stati Uniti più di 30 mila tonnellate di formaggi, circa un terzo dell' export extra Ue, per un controvalore che supera i 270 milioni di euro. In particolare, poi, il Pecorino Romano trova negli Usa il suo primo sbocco, con due terzi dell' export e addirittura il 50% finisce in due sole province statunitensi, New York che assorbe il 77% della quota e Chicago il 21%. «Non si sa ancora bene quello che potrà succedere con i dazi. C' è stata la dichiarazione, ma non ci sono atti formali. Tuttavia, abbiamo raccolto la preoccupazione non soltanto da parte dei produttori italiani, ma anche dagli importatori Usa, spesso americani con cognome italiano, che portano avanti una tradizione di decenni», spiega Forino. Un rallentamento dei flussi verso gli Usa avrebbe ripercussioni sull' intero settore lattiero caseario nazionale. «Fa specie come la questione nasca da un contenzioso che non ci riguarda; non si capisce perché prendersela con il formaggio se il problema sono gli aerei. E poi perché solo certi tipi di formaggio. Mi auguro si possa trovare una soluzione. Si potrebbero rovinare relazioni commerciali di anni». Più in generale, i dazi annunciati da Donald Trump possono mettere a rischio 2,2 mld di made in Italy agroalimentare, come rileva Ismea. Nella black list si trovano anche l' olio vergine d' oliva il cui export verso gli Usa, nel 2018, ha toccato i 359 mln di euro, con un trend di crescita del 60% negli ultimi 10 anni, e il vino con i suoi 1,5 mld di euro di export negli Stati Uniti.