Testata Italia Oggi
Titolo Ogni euro in paesaggio ne produce tre in agricoltura, turismo e artigianato
Il paesaggio rurale è un volàno economico capace di produrre per ogni euro investito, almeno altri 3 euro in termini di indotto per agricoltura, turismo e artigianato. Oltre che per il risparmio sulle opere di mitigazione del rischio idrogeologico. Si tratta di un patrimonio che in Italia continua a depauperarsi continuamente, nonostante il potenziale economico, posto che se nel 1960 gli ettari coltivati erano 20,9 milioni, oggi siamo a 12,4 milioni. In pratica oggi mancano all' appello 8,5 milioni di ettari coltivati. Una superficie grande come Lombardia, Piemonte e Veneto messe insieme. Per questo motivo, Fondazione Fico di Bologna ha promosso il Manifesto per la sostenibilità del paesaggio promosso che pone l' Italia come il primo Paese in Europa che dà seguito alla Convenzione Europea sul Paesaggio del 2000, siglata e ratificata da 39 stati del continente tra cui tutti quelli dell' Unione eccettuata la Germania. Tra i firmatari del Manifesto, siglato lo scorso aprile, fra gli altri: il ministero italiano delle politiche agricole, l' Onu, la Fao, la Ecological society cinese, l' agenzia italiana di cooperazione e sviluppo, il Fai, l' associazione Dimore storiche italiane e il comitato scientifico programma GIAHS «La firma del manifesto», spiega Duccio Caccioni, direttore scientifico di Fondazione Fico, promotrice dell' iniziativa, «è un atto di consapevolezza politica ed economica unico nel suo genere che dà avvio a un percorso di sensibilizzazione. Un' operazione, in un certo senso, di sovvertimento culturale che ha come perno la promozione di un' agricoltura sostenibile e di un paesaggio "bello" come fonte di ricchezza per tutto il territorio anche in termini di risparmio sulle opere di mitigazione del rischio idrogeologico. Sono, infatti, gli agricoltori con la loro attività di manutenzione del territorio, i protagonisti di quest' attività di prevenzione. Ma servono però interventi specifici a sostegno delle aziende agricole, già previsti peraltro dalla Pac, che supportino il loro operato. Non vanno inquadrati come aiuti diretti ma sono investimenti a beneficio di un patrimonio collettivo e di almeno tre settori economici: agricoltura, turismo e artigianato». Il ministero dell' agricoltura, qualche anno fa, ha censito quelli tutelati nel Belpaese. Sono 119 per poco più di 166 mila ettari. Lo 0,85% del totale della superficie cosiddetta rurale italiana (19,5 milioni di ettari) che comprende anche le zone boschive; e l' 1,2% delle aree coltivate o coltivabili ma tutt' ora incolte che ammontano a circa 14,3 milioni di ettari. Nonostante la potenzialità di questo volàno economico, in Italia manca una normativa che definisca e disciplini la gestione dei Paesaggi rurali. Ogni regione ha una propria disciplina e procede in ordine sparso. C' è invece in discussione al Parlamento, un disegno di legge sul consumo di suolo, già approvato dalla Camera. «La principale causa del depauperamento del paesaggio rurale», continua Caccioni, «è l' abbandono dell' agricoltura per scarsa redditività. A questo si aggiunga che una parte dei terreni abbandonati è diventata boschiva spontaneamente, ma soprattutto è stata urbanizzata anche abusivamente». L' Italia è nella top five dei Paesi più cementificati di Europa (Rapporto Ispra 2018). La superficie cementificata è passata dal dopoguerra ad oggi da 0,8 a 2,1 milioni di ettari, il 7% della superficie nazionale, con una media di 15 ettari al giorno consumati dacché nel Belpaese si producono 565 kg di cemento pro capite all' anno contro la media europea di 404 kg. Nel dibattito sulla legge per il consumo di suolo è intervenuta di recente anche l' Ancpi, l' associazione piccoli comuni che rappresenta l' 85% del totale dei municipi italiani. L' intervento (si veda ItaliaOggi del 30 aprile 2019) ha riacceso il dibattito prima della votazione in Senato e si è incentrato sul fatto che indubbiamente è necessaria una legge in materia ma deve, però, avere «un contenuto positivo, promuovendo l' uso razionale del suolo, del patrimonio edilizio e delle risorse naturali, e non invece un contenuto vincolistico, impedendo il consumo del suolo per qualsiasi destinazione». Mariangela Latella.