Testata Corriere di Romagna
Titolo Il turismo traina il Pil ma tra i lavoratori domina il precariato
PRIMO PIANO LUCI E OMBRE SUL SETTORE La Fisascat Cisl Romagna nel 2018 ha aperto centinaia di vertenze individuali. Il segretario Bagnolini: «Bisogna potenziare gli organi ispettivi» RIMINI Sono la "faccia" del turismo. E in Romagna sono più di centomila. Lavorano in ristoranti, alberghi, bar, stabilimenti balneari. E in buona parte sono precari, spesso anche sfruttati a giudicare dall' alto numero di vertenze del comparto ma anche dai controlli che quasi ogni anno la Guardia di finanza conduce sulla Riviera. Prendiamo "Total job", così l' avevano ribattezzata le Fiamme gialle. Siamo a Rimini, è il giugno del2018, unanno fa esatto: 14 imprese controllate, 116lavoratoriidentificati, 61 irregolari di cui 35 in nero. Non male. Uno su due non in regola e uno su tre praticamente "fantasma". Va dasé che il settore avrebbe bisogno di una registrata anche perché non si parla di una nicchia ma di una delle tre colonne che reggono il sistema economico romagnolo. Il turismo produce il 33,4% del Pil della Romagna e occupa il 27,3% dei lavoratori delle tre province. L' incidenza sul Pil romagnolo prodotta dal settore è tre volte maggiore rispetto a quanto avviene a livello regionale e nazionale, con una punta del 52,6% a Rimini. I dati La precarietà, come detto, è però dominante. Il 77,6% degli occupati del turismo hanno contratti non fissi, quindi stagionali o a tempo determinato, fenomeno esasperato nella provincia di Rimini con l' 82,1% (con 9.737 lavoratori a tempo determinato pari al 29,7% e 17.150 stagionali che rappresentano il 52,4%). Maggiore è la tipologia di queste forme di rapporto e maggiori sono le criticità dovute al non rispetto del contratto di lavoro. Solo la Fisascat Cisl Romagna, ad esempio, nel 2018 ha aperto centinaia di vertenze individuali. In pratica lavoratori che hanno denunciato trattamenti irregolari nel corso del loro rapporto di lavoro. Sivede di tutto, a partire dal non rispetto della retribuzione minima che sarebbe garantita dal contratto collettivo nazionale. Poi ci sono i riposi che saltano, l' orario di lavoro che viene sforato ampiamente con straordinario non pagato per finire con un grande classico: i pagamenti fuori dalla busta paga che gonfiano il fiume dell' evasione fiscale e contributiva azzoppando anche il futuro del lavoratore prima sul fronte della Naspi, cioè della disoccupazione, poi su quello della pensione. L' appello «Il settore del turismo nel territorio romagnolo ha importanti margini di crescita, mapossono essere intercettati solo condividendo un obiettivo di qualità tra le istituzioni e le associazioni datoriali e sindacali. A nostro avviso è una stradaobbligata-ragionailsegretario generale della Fisascat Cisl Romagna, Gianluca Bagnolini -. Basta pensare alla ricaduta occupazionale: sonooltre 116.000 i lavoratori in Romagna nel comparto dell' ospitalità, suddivisi tra Ravenna con 35mila, Forlì -Cesena 37mila e Rimini con 44mila». Per questo Fisascat Cisl mette in fila tre richieste per le associazioni di rappresentanza delle imprese turistiche: un patto per il rispetto delle norme contrattuali sottoscritte, la certificazione del lavoro etico e di qualità, la qualificazione dei lavoratoriattraversopercorsiformativigarantiti dai fondi interprofessionali. «Facciamo appello agli imprenditori - continua Bagnolini-perché a nostro avviso non pagano i fenomeni degli appalti o della terziarizzazione di alcune attività alberghiere, degli affitti d' azienda nelle quali gli stessiproprietari sono assunti. Questi sono segnali di un turismo che cerca solo la concorrenza sul basso prezzo a scapito della qualità, invece noi crediamo che occorra puntare su unprogetto di alta qualità». Fisascat Cisl Romagna si rivolge però anche alle istituzioni, a cui chiede due interventi. «Il potenziamento degli organi ispettivi, che sono abbondantemente sotto organico - chiude Bagnolini - perché la lotta alle irregolarità non serve solo per arginare lo sfruttamento dei lavoratori e della concorrenza sleale, ma anche per consentire recuperi fiscali e contributivi. Inoltre bisognerebbe incentivare gli imprenditori che intraprendono percorsi di certificazione del lavoro etico e di qualità». G.B. PeTII1NAii STACIONALE li. (.3 g ErEFIM I KI43;';:G TOTALE 32.743.