Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Ora nella governance l' ambiente detta legge
EMERGENZA CLIMA Presentati oggi a Milano gli otto principi-guida per responsabilizzare i cda Marcegaglia (Eni): «Ruolo centrale di presidente e board sulla sostenibilità» La strada l' ha aperta l' accordo di Parigi del 2015 che ha sollecitato un cambio di passo sul riscaldamento globale ponendo al centro dell' agenda il cambiamento climatico. Le cui politiche di adattamento e mitigazione, si stima, potrebbero generare opportunità di investimento per 26mila miliardi di dollari da qui al 2030. Senza contare, poi, l' interesse crescente della finanza e degli investitori per le performance di sostenibilità e decarbonizzazione delle società al punto da escludere dalle scelte di portafoglio quelle non in grado di gestire correttamente gli aspetti ambientali, sociali e di governance. Da qui la decisione del World Economic Forum (Wef), nell' ambito del progetto "Climate Governance Initiative", di elaborare e promuovere una serie di principi guida per i consigli di amministrazione in tema di cambiamenti climatici che sono stati presentati ufficialmente a gennaio a Davos e che oggi saranno al centro di un evento organizzato a Milano dalla Fondazione Eni Enrico Mattei e promosso dall' Italian Chapter on Climate governance iniative, nato nel 2017 per supportare a livello locale gli obiettivi del Forum. Il percorso ha visto in prima linea l' Eni e la sua presidente, Emma Marcegaglia, che ha partecipato alla definizione e alla diffusione degli indirizzi strategici: «Ad aprile 2018, durante la fase di elaborazione, ho presentato per la prima volta i principi di climate governance in un incontro a Zurigo con i tutti i presidenti delle più grandi società e in quell' occasione ho avuto modo di illustrare anche il modello di Eni che è tra i gruppi più avanzati su questo versante», spiega al Sole 24 Ore la Marcegaglia che presiede anche la Fondazione Enrico Mattei. Gli otto principi, elaborati in collaborazione con PwC, spaziano dalla responsabilizzazione del cda rispetto alle trasformazioni nello scenario di business collegate ai cambiamenti climatici all' esigenza di garantire una composizione sufficientemente diversificata del board per presidiarli efficacemente, dall' inclusione dei cambiamenti climatici nella pianificazione degli investimenti strategici e nei processi decisionali alla scelta di inglobarli anche negli schemi di incentivazione del management. Ad accompagnarli, poi, alcune domande guida che aiuteranno le società a identificare e colmare potenziali lacune nell' attuale approccio alla governance sul clima. «Incontrando gli investitori - chiarisce la Marcegaglia -, ho constatato che il ruolo del presidente e del board per l' accountability della sostenibilità nel lungo termine sta diventando molto forte e che c' è una grande attenzione in tal senso». I principi tengono conto dei diversi possibili assetti delle aziende, per cui ogni realtà può confrontarsi con le linee guida alla luce delle proprie peculiarità, sviluppando e mettendo in pratica soluzioni sostenibili per raggiungere gli obiettivi. La premessa fondamentale per il confronto, osserva la presidente, «è che la governance sul clima dovrebbe innestarsi in un solido sistema di corporate governance che, affiancando la strategia di business, sostiene il rappporto di fiducia tra l' azienda e i propri stakeholder e contribuisce al raggiungimento dei risultati di business, creando valore sostenibile nel lungo periodo». Un cambiamento profondo che la presidente, insieme all' ad Claudio Descalzi, ha promosso da tempo nel gruppo allineandolo ai principi. Il cda ha così un ruolo centrale nella gestione dei principali aspetti legati al cambiamento climatico ed è coadiuvato su questo fronte da tre comitati (Sostenibilità e scenari, Controllo e rischi, Remunerazione). «Spetta al board - dice la Marcegaglia -, su proposta dell' ad, esaminare e approvare gli obiettivi legati al cambiamento climatico e alla transizione energetica che sono parte integrante delle strategie aziendali, ma anche gli investimenti per traguardare gli obiettivi di riduzione delle emissioni che ci siamo dati». Dalla seconda metà del 2017, poi, ricorda la manager, «il consiglio ha istituito un advisory board, presieduto da un consigliere Eni e composto da rilevanti esperti internazionali nel settore energetico, per assicurare una visione ancora più ampia dei fattori che influenzano la creazione di valore nel lungo termine». E, anche sul fronte del reporting e della disclosure sul tema (un altro degli otto principi-guida), la presidente sottolinea che Eni è da sempre «impegnata a valorizzare l' integrazione delle tematiche Esg (ambiente, sociale e governance) nelle proprie strategie, progetti di investimento e piani industriali», con comunicazioni e approfondimenti per tutti gli stakeholder. Senza contare che, come suggerisce un' altra linea guida, il piano di incentivazione di breve termine dell' ad include obiettivi legati alla "climate strategy" coerenti con gli indirizzi definiti nel piano strategico. © RIPRODUZIONE RISERVATA.