Testata La Repubblica
Titolo Tbc al Fatebenefratelli "Nuovi casi in corsia"
L' allarme Tutti gli operatori dell' Isola Tiberina si sono sottoposti a maggio ai test Per la Asl Roma 1, il rischio è a livello E: " Condizioni inaccettabili" di Daniele Autieri Il Fatebenefratelli non è salvo. Dopo i 21 casi di infermieri contagiati dalla tubercolosi che hanno portato nel 2018 all' apertura di un' inchiesta della procura di Roma, il livello di allarme rimane alto. A denunciarlo è la Asl Roma 1 che alla fine di aprile ha inserito l' ospedale dell' isola Tiberina nella fascia di rischio " E", quella riservata alle strutture che presentano una condizione grave o addirittura inaccettabile. La stessa direzione generale della Asl ha ricevuto poche settimane fa una denuncia interna nella quale viene segnalato che quattro medici dei sei impegnati nel reparto di Urologia avrebbero presentato problemi di infezione tubercolare. Il 18 aprile scorso - dopo la certificazione emessa dalla Asl - il dottor Paolo Sanchioli, medico competente del San Giovanni Calabita Fatebenefratelli, ha disposto che entro il 31 maggio tutti gli operatori della struttura fossero sottoposti a controlli sulla tubercolosi. Inoltre - viene riportato nella disposizione - «l' Organo di vigilanza dell' ospedale ha stabilito che tali controlli devono avere una periodicità di 4 mesi fino a nuova indicazione». Oltre alla direzione sanitaria dell' ospedale, anche Asl, Inail, Ispettorato regionale del lavoro sono informati del rischio che corre uno dei più importanti e storici ospedali di Roma, dove si effettuano circa 3.600 parti all' anno. Ad oggi, secondo quanto emerge, il rischio è duplice: da un lato gli operatori malati ( più di trenta ormai) che stanno eseguendo la terapia antitubercolare completa e che, per tornare in servizio, dovranno ottenere l' autorizzazione del medico competente; dall' altro i lavoratori che hanno una tubercolosi latente e che sono esposti al rischio di ammalarsi. Per loro è prevista una profilassi di sei mesi, anche se il potenziale di contagio è elevatissimo. Molti di questi medici svolgono anche attività privata presso alcune case di cura e nessuno sa se i lavoratori di queste cliniche siano periodicamente sottoposti ai controlli per la tubercolosi. In sostanza, oltre a diffondersi nell' isola Tiberina, la malattia potrebbe raggiungere altre strutture sanitarie romane che - a differenza del Fatebenefratelli - non hanno avviato protocolli di controllo e prevenzione. Prima del San Giovanni Calabita, era stato nel 2011 il Gemelli a dover fare i conti con la malattia quando 161 neonati erano risultati positivi al test. In quel caso, però, la tubercolosi non era ancora esplosa, cosa che invece è accaduto sull' isola Tiberina dove, anche alcuni risultati dei controlli effettuati nelle scorse settimane indicano una positività diffusa tra diversi operatori. Le disposizioni interne e le denunce della Asl dimostrano che il problema non è risolto. L' ospedale, da parte sua, è impegnato ad arginare il contagio, ma la battaglia è ancora lunga. © RIPRODUZIONE RISERVATA k L' ospedale Sui contagi riscontrati tra gli operatori del Fatebenefratelli nel 2018 è stata aperta anche un' inchiesta.