Testata La Repubblica
Titolo Pensioni, anche i piccoli vogliono lo scivolo
WELFARE E CRISI AZIENDALI L' ipotesi dei 7 anni d' anticipo vale solo per le grandi imprese Confesercenti e Confcommercio: "Studiata per Alitalia" ROMA - Anche le piccole e medie imprese vogliono il maxiscivolo pensionistico. All' indomani della presentazione dell' emendamento del decreto Crescita che prevede solo per le aziende con oltre mille dipendenti la possibilità di chiudere il rapporto di lavoro a sette anni dalla pensione, a fronte del pagamento da parte dell' azienda di un' indennità corrispondente alla pensione, e di un piano di reindustrializzazione o di riorganizzazione che preveda anche nuove assunzioni, insorgono Confcommercio e Confesercenti (che contano rispettivamente 700.000 e 300.000 imprese associate). E rimane il dubbio che anche da parte di Confindustria, che si riserva una valutazione della norma una volta che ci sarà la definitiva approvazione, ci siano delle perplessità: in fondo le imprese con oltre 1000 dipendenti in Italia non sono moltissime, e tra alcune si sono già avvalse di una norma simile negli precedenti. Infatti già nel 2012 la legge Fornero aveva istituito "l' isopensione", cioè la possibilità di anticipi pensionistici pluriennali applicabili alle aziende dai 15 dipendenti in su. Mentre adesso la possibilità prevista dall' emendamento depositato dai relatori del decreto Crescita, Giulio Centemero (Lega) e Raphael Raduzzi (M5S) è limitato alle aziende molto grandi. Con buona pace delle piccole che magari soffrono la crisi anche di più, osserva Guido Lazzarelli, responsabile settore lavoro e relazioni sindacali di Confcommercio: «A suo tempo noi avevamo considerato con favore la possibilità di stipulare accordi aziendali che permettessero l' uscita anticipata di dipendenti più anziani. Ma in questo caso il nostro giudizio è più negativo che positivo, perché l' emendamento cancella le norme del decreto legislativo 148 del 2015, il contratto di solidarietà espansivo, che era applicabile anche alle piccole aziende». «Non è che le aziende con più di mille dipendenti soffrano di più la crisi di quelle medie o piccole - conferma il segretario generale di Confesercenti Mauro Bussoni -. Piuttosto andrebbe fatta una valutazione sociale generale: intanto le aziende che applicano questa norma devono essere in grado di farlo senza coinvolgere le risorse della collettività, e noi siamo in grado perché esiste un fondo istituito e alimentato a questo scopo per i pensionamenti anticipati. Mentre invece a sostegno di questa norma vengono stanziati 70 milioni in due anni: non sono moltissimi ma sono pur sempre soldi pubblici». Anche altre organizzazioni di piccole aziende, che non intervengono direttamente nella questione, sollevano perplessità di questo tipo: il legislatore in questo caso sembra aver voluto applicare due pesi e due misure, dando una connotazione diversa a una norma che in passato aveva avuto un' applicazione molto più ampia. «A pensar male si fa peccato ma s' indovina. - osserva Lazzarelli -. Questa norma sembra pensata più che a sostegno delle imprese come uno strumento per risolvere alcune questioni in particolare, penso ai problemi attuali di Alitalia, o a quelli che Fca potrebbe trovarsi presto ad affrontare in seguito alla fusione co n Renault. Mentre non si pensa a tutte le altre aziende, che con sacrificio avevano utilizzato la norma in passato, a volte magari anche avvalendosi di fondi regionali. Una norma generale viene cancellata a favore di una rivolta a una nicchia di imprese». Mentre i piccoli, o piccolissimi, soffrono anche la "sbadataggine" del legislatore, che istituisce norme di "scivolo" che poi risultano inapplicabili, aggiunge Bussoni: «Negli ultimi dieci anni hanno chiuso 100.000 negozi. La legge di Bilancio aveva dato la possibilità ai commercianti di andare in pensione con tre anni di anticipo, utilizzando le risorse del nostro fondo. Invece l' Inps con una circolare ci ha negato questo diritto, la norma risulta inapplicabile perché non ci sono stati i provvedimenti attuativi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA L' emendamento Lega-M5S Depositato dai relatori del decreto Crescita, Centemero e Raduzzi.