Testata MF
Titolo Revisione in vista per il golden power
il governo studia una modifica per adeguarlo alle norme Ue Il governo fa il tagliando al golden power. Oltre alle novità sui tempi delle istruttorie e sul 5G, contenute nel decreto legge dello scorso 11 luglio, l' esecutivo starebbe studiando una revisione complessiva di tutta l' impalcatura dei poteri speciali al fine di adeguare l' ordinamento italiano alle nuove norme europee. Il riferimento è al Regolamento sul controllo degli investimenti esteri diretti nell' Ue (2019/452), in vigore dallo scorso aprile ma che sarà pienamente operativo solo a partire da ottobre del prossimo anno. Le nuove norme prevedono che gli Stati possano mantenere le normative nazionali, laddove esistenti, ma mirano a creare una cornice omogenea in tutta l' Unione con l' obiettivo di evitare che gli investimenti esteri possano nascondere indebite ingerenze di Stati terzi nell' economia europea. La legislazione italiana, per la verità, è piuttosto recente e risale solo al 2012. Inoltre alcuni aggiustamenti che vanno nella direzione di quanto stabilito da Bruxelles con il Regolamento 2019/452 sono stati introdotti da ultimo con il decreto dello scorso 11 luglio. Tuttavia il governo ha avvertito l' esigenza di intervenire per una riforma organica in grado di allineare perfettamente l' Italia alle richieste di Bruxelles. Tra le possibili novità potrebbe esserci per esempio un ulteriore ampliamento del raggio di azione del golden power, visto che il regolamento Ue cita come meritevoli di attenzione e protezione anche una serie di settori che la normativa italiana al momento non fa ricadere sotto l' ombrello dei poteri speciali. Tra questi, per esempio, la salute, i media, le infrastrutture elettorali, le nano e biotecnologie, la sicurezza alimentare. Il regolamento indica poi alcuni fattori che dovrebbero far suonare un campanello d' allarme in tutti gli Stati: il fatto che l' investitore estero sia direttamente o indirettamente controllato da un' amministrazione pubblica di un Paese terzo, anche solo attraverso finanziamenti consistenti; che il soggetto sia già stato coinvolto in attività che incidono sulla sicurezza o sull' ordine pubblico in uno Stato membro; che vi sia un grave rischio che l' investitore intraprenda attività illegali o criminali. La nuova impalcatura Ue prevede poi che sia esplicitamente garantita la possibilità di proporre ricorso avverso le decisioni degli Stati e, ancora, dal punto di vista procedurale, bisognerà creare o affinare i meccanismi necessari a fornire nei tempi previsti tutte le informazioni richieste dalla Commissione. Senza contare che richieste su specifici investimenti esteri potranno essere avanzate, motivatamente, anche da altri Paesi dell' Unione. Intanto però il governo è ancora alle prese con il decreto dell' 11 luglio, che potrebbe non essere convertito in legge. L' esecutivo punterebbe a inserirne il contenuto nella proposta di legge sulla cyber-sicurezza, il cui testo ha di recente avuto il via libera del Consiglio dei ministri. Difficile però che questa possa essere approvata in tempo per l' 11 settembre, giorno in cui il decreto legge, se non convertito, decadrà. Bisognerà aspettare ancora quindi, anche per capire se la consultazione pubblica avviata per semplificare le procedure di controllo proprio per il comparto del 5G, conclusa lo scorso 19 luglio, avrà seguito e si concretizzerà in un apposito decreto o se si registrerà uno stop anche su questo fronte. (riproduzione riservata)