Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Scontro sulla giustizia, riforma in bilico
LA RIFORMA IN CDM Riunione fiume nel governo Tra le questioni aperte la durata dei processi Manca nel testo la riforma delle intercettazioni e la separazione delle carriere La riforma Bonafede è una riforma «epocale, nessuno la blocchi». Anzi no «è acqua, non è quello che gli italiani si aspettano». Nelle dichiarazioni di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini, a pochi minuti dal consiglio dei ministri dedicato alla giustizia, la plastica evidenza dell' ennesimo fronte di scontro tra le forze di governo. Dove, per il leader della Lega «quando ci sono in gioco i diritti degli italiani bisogna fare le cose per bene». Una tensione che ha poi fatto da filo conduttore dell' intero pomeriggio, con la riunione dell' Esecutivo che è incominciata, poi è stata subito interrotta per oltre 2 ore, nelle quali si sono moltiplicate le riunioni tra i tecnici di Movimento 5 Stelle e Lega, ed è ripresa per poi proseguire nella tarda serata. Sul tavolo numerose questioni aperte e un convitato di pietra. Tra le prime spicca il nodo dei tempi dei processi. L' ultimissima versione del disegno di legge messa a punto dal ministero della Giustizia l' ha abbassata di 3 anni rispetto al testo iniziale, portandola da 9 a 6, sia nel civile sia nel penale. Allineandola in questo modo a quanto previsto già oggi dalla legge Pinto che ha introdotto la possibilità per il cittadino, vittima dell' eccessiva durata di un procedimento, di ottenere un risarcimento economico. E a pagare, con un illecito disciplinare, secondo la riforma Bonafede, non sarebbe più solo lo Stato, ma anche il magistrato che per oltre un terzo dei fascicoli di cui è titolare ha sforato i tempi di durata. Non sempre e comunque però: la negligenza del magistrato dovrà essere accertata in concreto, tenendo conto cioè, nel caso specifico, dei carichi di lavoro suoi e dell' ufficio di appartenenza, della tipologia e della complessità dei procedimenti assegnatigli. A tutto questo si aggiunge l' allungamento di 6 mesi dei tempi delle indagini preliminari, sia pure compensati da una discovery piena in caso di inerzia del pm. Insomma, tutti aspetti che certo non possono essere digeriti facilmente da un Salvini che ieri è entrato in Consiglio dei ministri sostenendo che la Lega una sua riforma l' ha pronta da tempo «per dimezzare i tempi, punire chi sbaglia, premiare chi merita». Ma poi gli attriti si moltiplicano non solo per quello che c' è, ma anche per quello che nella riforma targata 5 Stelle è assente. E cioè una separazione delle carriere per la quale servirebbe una normativa di rango costituzionale e che comunque non venne condotta in porto neppure dai governi Berlusconi, esclusa comunque dal contratto di governo. Manca poi la riscrittura della disciplina delle intercettazioni, per la quale, a dire il vero, ci sarebbe tempo sino a fine anno; nel frattempo la riforma Orlando è congelata e si va alla ricerca di un punto di equilibrio tra esigenze investigative e misure contro le "fughe di notizie". Ma a pesare, nello scontro, è soprattutto il tema della prescrizione. Che, con il blocco dei termini all' altezza della sentenza di primo grado, entrerà in vigore dal prossimo 1° gennaio, ma che la Lega ha accettato solo perchè, nel frattempo, si sarebbero dovute approvare misure per accelerare i processi. Ora, il debutto della prima è ormai agganciato a un dato normativo certo, quello cristallizzato nella legge spazzacorrotti in vigore da inizio 2019, mentre le seconde sono ancora di là da venire, soggette al braccio di ferro tra Lega e 5 Stelle, e comunque con un orizzonte sempre più esiguo per potere essere approvate. Il fattore tempo, infatti, rischia di essere tutt' altro che un elemento banale nella nuova partita che le forze di governo, l' una all' altra contrapposta, stanno giocando. Se anche un disegno di legge venisse approvato dal consiglio dei ministri e poi trasmesso in Parlamento (magari affidando a quella sede la soluzione dei nodi più complicati), ci sarebbero poi 4 mesi circa, coincidenti in larga parte con la sessione di bilancio, per condurre a termine la legge delega prima e i decreti delegati poi. Forse troppo pochi per disinnescare la mina della prescrizione. © RIPRODUZIONE RISERVATA.