Testata La Stampa
Titolo Istat: l' Italia è in stagnazione Crescita zero, Pil bloccato
L' economia rallenta ancora ma sale il tasso di occupazione: 59,2% PAOLO BARONI ROMA L' Italia si è fermata di nuovo. Nel secondo trimestre dell' anno, infatti, secondo i dati preliminari diffusi ieri dall' Istat, la crescita dell' economia è stata pari a zero. L' Istituto di statistica parla ufficialmente di «stagnazione». Dopo il +0,1% del primo trimestre dell' anno, che ci aveva portato fuori dalla recessione, la nostra economia subisce dunque un' altra pericolosa battuta d' arresto. In parallelo l' inflazione è calata per il terzo mese consecutivo, scendendo a luglio a +0,5%. Di contro arrivano però dati positivi sul fronte del lavoro con la disoccupazione che a giugno scende al 9,7%, ai minimi dal 2012, ed il tasso di occupazione che sale al 59,2%, dato record dal 2004. Imprese in allarme Mentre Di Maio con l' occupazione che continua a crescere parla di «notizia che rende felici», i dati sul Pil mettono in allarme sindacati e imprese e forniscono alle opposizioni nuove ragioni per andare all' attacco, col Pd che accusa il governo di «uccidere l' economia». «Paese in stallo» lamentano allarmatissimi sia i piccoli commercianti che la grande distribuzione. Salvini, in vista della prossima manovra, chiede «più coraggio e non cosine», mentre il ministro dell' Economia Giovanni Tria minimizza. «Il dato era atteso e riflette in larga parte il rallentamento in atto nell' economia dell' eurozona» spiega in una nota. Non solo ma l' obiettivo di un aumento dello 0,2% del Pil a suo parere è «ancora raggiungibile», nonostante la crescita acquista nei primi sei mesi sia pari a zero. «La valutazione dell' Istat per il secondo trimestre è in linea con le stime più aggiornate del Mef e descrive una situazione di complessiva stagnazione dell' attività economica», prosegue il responsabile di via XX Settembre, sostenendo che «le nuove politiche di sostegno ai redditi dei segmenti più deboli della popolazione e le misure di politica economica recentemente legiferate (decreti "crescita" e "sblocca cantieri") sosterranno la domanda interna nel secondo semestre». Quindi Tria conclude: «Dobbiamo perseverare nello sforzo di rilanciare la crescita in un contesto di stabilità finanziaria e sostenibilità sociale ed ambientale». L' Istat nella sua nota spiega che a pesare è stata soprattutto «la diminuzione del valore aggiunto sia nel comparto dell' agricoltura, sia in quello dell' industria» in parte compensato da un aumento in quello dei servizi. Mentre dal lato della domanda, «vi è un contributo nullo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta». Smentite tutte le previsioni Stando a Paolo Mameli, senior economist della Direzione studi di Intesa Sanpaolo, le previsioni della vigilia indicavano per il secondo trimestre addirittura un Pil in calo. «In prospettiva - spiega Mameli - ci aspettiamo che il Pil torni a crescere nella seconda metà dell' anno in particolare grazie ad un rimbalzo dell' industria», ma comunque nel secondo semestre la nostra ripresa sarebbe «marginale» e quindi non si andrà oltre il +0,1. Intanto, però, ci si può consolare coi dati sull' occupazione: a giugno, infatti, la disoccupazione è calata ulteriormente, anche questa a sorpresa secondo gli istituti di ricerca, al 9,7% dal 9,8% di maggio. Gli occupati sono rimasti circa stabili (-6 mila unità, dopo il balzo di +66 mila unità di maggio), nonostante la contrazione delle forze di lavoro (-35 mila unità dopo l' aumento di +15 mila il mese precedente). Il tasso di disoccupazione giovanile è calato a sua volta, in misura significativa, dal 29,7 al 28,15. Anche in questo caso, come per il Pil, le attese erano di tutt' altro segno. - c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI La lettera che il ministro dell' Interno Matteo Salvini ha formalizzato oggi alle parti sociali lasciando a loro in sostanza la facoltà di scegliere se dare corso o meno al nuovo incontro sulla manovra per il prossimo 6 agosto, divide Cgil Cisl e Uil. La Uil sceglie la propria strada in autonomia. Non la pensano così invece Cisl e Cgil che, al di là dei toni diversi tra loro, si ritrovano su un fronte comune e rimandano la convocazione al mittente: «Se Salvini vuole un incontro ci convochi», dicono in sostanza sia Furlan che Landini che evitano così di formalizzare una scelta politica estrema confusione sul ruolo e le sorti del governo guidato dal premier Giuseppe Conte.