Testata Il Sole 24 Ore
Titolo In attesa della nuova web tax il fisco incassa dai big 2,2 miliardi
Evasione internazionale. Il gioco di squadra tra Procure, Entrate e Gdf spinge le multinazionali della digital economy a siglare accordi per sanare le imposte non versate negli anni passati ROMA In quattro anni il Fisco porta a casa 2,2 miliardi. A conti fatti, si tratta di quasi 600 milioni che la nuova web tax introdotta dall' ultima manovra ma rimasta inattuata, dovrebbe garantire a regime dal 2020, mentre per quest' anno erano attesi 150 milioni. In un contesto in cui si fa ancora fatica a trovare un accordo internazionale su una digital tax condivisa, agenzia delle Entrate, Procure (in particolar modo quella di Milano ora guidata da Francesco Greco) e Guardia di Finanza hanno portato avanti verifiche, indagini e controlli mirati per stabilire quali e quante tasse dovessero pagare i big (del web e non solo) per i ricavi ottenuti in Italia, anche se fatturati da controllate in altri Paesi con fiscalità di maggior vantaggio. Con il gioco di squadra portato avanti dall' amministrazione finanziaria e dalle Procure è stato possibile far emergere situazioni come quelle di Kering titolare del marchio Gucci, che ha riconosciuto a inizio maggio la stabile organizzazione in Italia e dovrà completare un pagamento per un importo complessivo di 1,2 miliardi di euro (100 già versati mentre il resto arriverà nelle casse dell' Erario entro fine novembre). Ma non c' è solo la moda. Anche il mondo bancario-finanziario ha sottoscritto accertamenti con adesione con l' agenzia delle Entrate: da Mediolanum per una vicenda legata ai prezzi di trasferimento al 2010 al 2013 a Ubs. L' istituto di credito elvetico ha chiuso un' adesione con l' Agenzia per mancata dichiarazione di redditi di capitale e redditi di impresa oltre alle sanzioni per la violazione degli obblighi sul monitoraggio fiscale relativa agli anni d' imposta dal 2012 al 2017. Dall' anno d' imposta 2018, ossia quello che dovrà essere dichiarato entro il prossimo 2 dicembre, di fatto verrà riconosciuta una stabile presenza nel nostro Paese. Resta, però, la considerazione che le intese con gli Ott (over the top) della digital economy, hanno aperto una strada per il riconoscimento delle imposte da versare. E i casi non sono terminati, come dimostra l' indagine della Procura di Genova su un' eventuale evasione Iva da 350 milioni per gli anni tra il 2013 e il 2019 relativa all' attività di intermediazione svolta da Booking (si veda Il Sole 24 Ore del 30 luglio). Una strada ancora lunga. Le imposte che risultano versate dai bilanci anche se in progressiva crescita sembrano ancora poco proporzionate all' effettivo volume d' affari. © RIPRODUZIONE RISERVATA.