Testata Corriere della Sera
Titolo Gli industriali: la spinta? Meno incertezza politica e più fiducia nelle imprese
Intervista Pasini (Confindustria Brescia): la Francia può sorpassarci L' azienda Italia si è fermata. Crescita del Pil: più 0%. Se fosse un giallo, e ci fosse un colpevole da individuare, la caccia non sarebbe troppo difficile. Gli indizi portano in una direzione ben precisa: nel secondo trimestre di quest' anno a frenare è stata soprattutto l' industria. Il Nord industriale sembra essersi fermato. È così? «Non capisco dove sia la sorpresa - risponde Giuseppe Pasini, presidente di Aib, l' associazione degli industriali bresciani aderenti a Confindustria -. Lo avevamo detto e ripetuto nei mesi scorsi. Qui a Brescia, nel secondo trimestre del 2019 rispetto al precedente, la produzione nelle imprese manifatturiere è cresciuta soltanto dello 0,4%. Rispetto allo stesso periodo dell' anno scorso ci siamo fermati al +0,8%. È il risultato peggiore dal 2015». Come vede il 2019? L' Italia riuscirà almeno a centrare le previsioni di crescita del governo? «Si parla di un modesto 0,2% ma non è scontato. L' anno rischia di essere compromesso. A noi le antenne non mancano, a partire dall' andamento degli ordini. E i segnali non sono positivi. Da qui un appello: lavoriamo seriamente per risollevare il Paese nel 2020». Appello a chi? «Prima di tutto al governo». Cosa non va? «Basta litigi e risse: abbiamo bisogno di un esecutivo che crei fiducia e porti avanti riforme importanti». Per esempio? «In cima alla lista dovrebbe esserci la riduzione del cuneo fiscale per migliorare il potere d' acquisto dei nostri lavoratori. Poi bisogna rilanciare sul piano industria 4.0 per ricostruire un clima di fiducia e creare le condizioni perché le imprese tornino a investire. Quindi servono messaggi chiari sulle infrastrutture». Veramente qualche indicazione è arrivata. Sulla Tav il premier Conte ha preso posizione. E poi il governo è intervenuto con lo Sblocca cantieri. «Vede, il problema è che tutto arriva tra mille fatiche e con il contagocce. Serve un messaggio univoco da parte delle componenti di un esecutivo che, appena insediato, ha fermato tutto. I cantieri non si fanno ripartire spingendo un bottone. C' è tutta una macchina che si sta rimettendo in moto, sì. Ma troppo lentamente. Abbiamo bisogno di velocità anche perché questo è un settore che potrebbe trainarne altri». Il primato dell' Italia come seconda manifattura d' Europa è a rischio? «Temo di sì. Il mio gruppo (Feralpi, settore dell' acciaio, ndr; ) ha attività anche in Francia. E posso testimoniare che Oltralpe si sta puntando a questo obiettivo. Vogliamo evitare che ciò avvenga? È questo il momento di giocare la partita. Dal governo mi aspetto che affronti il problema come si affronta una emergenza nazionale. Con la coesione e la forza che questo merita». Per le imprese sarebbe meglio andare alle urne? «Abbiamo fatto un sondaggio a giugno, dopo le Europee. Il 56% sperava in un ritorno alle elezioni». Quanto pesa sulla crisi dell' industria il contesto internazionale? «Molto. I nostri associati in media esportano il 60% della produzione. La frenata della Germania per noi ha un impatto rilevante. Molte imprese del Nord fanno parte di filiere che hanno a monte una grande industria tedesca». Avere poche grandi imprese italiane a capo delle filiere è un limite? «Certo. Non si può escludere che alla fine, le grandi imprese straniere, dovendo ridurre i fornitori, privilegino quelli di casa propria». Nonostante la stagnazione il lavoro aumenta. Come lo spiega? «Temo sia un' illusione ottica. Se la produzione non cresce non si può creare lavoro. Vediamo cosa succede nei prossimi mesi. Il rischio è che i tavoli di crisi aumentino. Di conseguenza la cassa integrazione». A cosa porterà l' inedita sintonia tra impresa e lavoro? «Difficile dire. Di certo continua a crescere»