Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Il chirurgo deve operare solo se la diagnosi è sicura
È reponsabile il chirurgo che, in fase diagnostica, omettendo di eseguire gli esami strumentali utili a formulare con certezza, o con elevata probabilità, la prognosi corretta, opti per un intervento sbagliato. Lo afferma il Tribunale di Taranto, con sentenza n. 378 dell' 8 maggio. Accusati di lesioni colpose, due ortopedici che, secondo la ricostruzione dei fatti, avevano omesso, per negligenza, imprudenza ed imperizia, di sottoporre un uomo, infortunatosi durante una partita di calcetto, ad adeguate indagini. Errate la diagnosi e la scelta dell' intervento: in sala operatoria, erano emerse fratture e rotture di legamenti di cui ignoravano l' esistenza. Per scoprirle sarebbe bastata una semplice risonanza magnetica nucleare preventiva. Non solo: al paziente, una volta dimesso, non era stata prescritta una terapia antibiotica. Elementi sufficienti, per il Tribunale, a radicare la responsabilità dei sanitari, il cui operato, anche alla luce della consulenza medico legale acquisita agli atti, non era rispettoso dei canoni prescritti: il pur complesso quadro traumatico del paziente non fu «oggetto né di adeguati indagini strumentali (mediante Rmn) né di adeguato trattamento chirurgico». Per l' operazione sbagliata, secondo il perito, la malattia si era protratta per ben più di 40 giorni, provocando un deficit funzionale qualificarbile come lesione grave. E la scelta di agire in maniera errata era conseguenza di un superficiale esame. La giurisprudenza è costante nell' affermare che «in tema di responsabilità del sanitario per condotte omissive in fase diagnostica, ai fini dell' accertamento della sussistenza del nesso di causalità, occorre far ricorso ad un giudizio controfattuale meramente ipotetico, al fine di accertare, dando per verificato il comportamento invece omesso, se quest' ultimo avrebbe, con un alto grado di probabilità logica, impedito o significativamente ritardato il verificarsi dell' evento o comunque ridotto l' intensità lesiva dello stesso» (Cassazione, sentenza 41158/2015). Evenienza in cui il rapporto di causalità tra omissione ed evento va verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica, venendosi a configurare solo ove si accerti che, ipotizzandosi come avvenuta l' azione doverosa ed esclusa l' interferenza di decorsi causali alternativi, l' evento non sarebbe accaduto o si sarebbe verificato con minore intensità lesiva (Cassazione, Sezioni unite, 30328/2002). Nel caso deciso a Taranto, era stata la necessità di un intervento riparativo eseguito per stabilizzare l' arto a dimostrare che, se l' operazione fosse stata eseguita subito dopo l' incidente, non si sarebbero verificate le conseguenze pregiudizievioli di seguito occorse a danno del paziente, la cui malattia si era sensibilmente protratta. Sancita, così, la responsabilità dei due professionisti, condannati a venti giorni di reclusione ciascuno. © RIPRODUZIONE RISERVATA.