Testata Avvenire
Titolo Il Terzo valico, l' opera che «parla» al territorio
DALL' NVIATO ANOVI LIGURE (ALESSANDRIA) Si può fare. Parlare del 'lavoro' del commissario del Terzo Valico accompagnandolo in bicicletta. Soprattutto se è l' ideatore di una ciclocamminata alla scoperta dei luoghi del basso Alessandrino interessati alla grande opera. Che come quasi tutte le linee ad alta velocità/alta capacità non sempre è amata e va fatta conoscere al territorio interessato. Come risorsa, come volano per l' economia, come intervento verso la sostenibilità quando toglie dall' asfalto centinaia di camion che da (e verso) i porti di Genova e Savona puntano Milano, Torino, l' Europa. E che sono destinati nel tempo ad aumentare se non si persegue l' intermodalità che sul 'ferro', i binari, si basa. Il commissario è Iolanda Romano. Ha avviato la sua attività di Commissario straordinario del Terzo Valico dei Giovi a inizio 2016. Dottore di ricerca in politiche pubbliche del territorio, è esperta di processi decisionali inclusivi (ossia scelte pubbliche basate sul coinvolgimento dei cittadini e dei soggetti direttamente interessati), con competenze specifiche in comunicazione, mediazione dei conflitti pubblici e tecniche di progettazione partecipata. Ecco, scelte pubbliche basate sul coinvolgimento dei cittadini: questo spiega la ciclocamminata alla quale, nel fine settimana scorso, quasi 150 persone, di tutte le età, hanno aderito. Andando alla scoperta del loro territorio (dagli antichi mulini dove ora si produce il miele all' interno di un ecoparco, all' abbazia del XII secolo di Rivalta, dalla città romana di Libarna al mai espugnato forte di Gavi sull' antica via Postumia, dalla Pinacoteca di Voltaggio al castello di Pozzolo Formigaro al geosito di Carrosio) partendo dal Museo dei Campionissimi di Novi Ligure dove tutto sa del mi- to di Fausto Coppi. E gustando - e bevendo - le prelibatezze del territorio... Territorio che recepisce il messaggio che l' infrastruttura non lo ferisce, ma lo arricchisce. Iolanda Romano abbandona gli abiti di architetto, indossa la disinvolta tuta del ciclista e pedala per 35 chilometri dispensando sorrisi e rispondendo alle domande dei partecipanti. Ai giornalisti spiega che si è riproposta «di dare risposte al territorio, non mi interessa esercitare il potere ma voglio 'sfruttare l' intelligenza del territorio' come dice il ministro Delrio». Ok, coinvolgere i cittadini «così che qualunque investimento pubblico viene meglio. Viene meglio vedendo i luoghi, parlando con le persone e comprendendone le esigenze». Viene meglio, ma a che punto siamo? «L' opera che è tutta finanziata dallo Stato - vede i primi 4 lotti, su 6, interamente finanziati. È un' infrastruttura grande, con una ventina di cantieri mossi da una 'macchina' enorme. Vale 6,2 miliardi ed è una delle venticinque infrastrutture strategiche e, tra l' altro, insiste su un corridoio europeo». Iolanda Romano non è il 'capo cantiere'. Il suo ruolo è quello di dialogare e magari rafforzare lati deboli della macchina. Così ha fatto con l' Osservatorio ambientale - installato il 6 settembre scorso e presieduto da Claudio Coffano - raffor-zandolo «perché ci vuole trasparenza, si deve dare informazione» (non per nulla la delibera del Cipe da più poteri all' Osservatorio). Faro puntato sugli inquinanti come l' amianto: «Faccio i dossier e ho fatto installare 17 monitor elettronici nei 14 Comuni dei cantieri. Abbiamo i dati in tempo reale, il cittadino li vede prima di me». Forse basta questo elemento per capire come l' alta velocità del nuovo valico dei Giovi possa correre su dialogo e trasparenza. Paolo Pittaluga RIPRODUZIONE RISERVATA.