Testata La Repubblica
Titolo Ilva, il governo pronto a mediare ma aspetta gli impegni di Mittal
ROMA. Pochi punti fermi, ma nessuna posizione inconciliabile. La volontà di aprire il tavolo sull' Ilva è emersa come l' unica certezza della giornata di ieri: non ci sono passi ufficiali, ma molte dichiarazioni di disponibilità, dopo il rinvio «a data da destinarsi » annunciato lunedì dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Con qualche punto fermo però: per quanto riguarda il governo, non si scende sotto i 10 mila lavoratori indicati dall' accordo di Am Investco Italy con i commissari straordinari dell' Ilva, e non si riducono i livelli salariali attuali (che sono stati stimati in media in 50 mila euro lordi annui). «La difesa del salario coincide con la difesa di professionalità che hanno fatto dell' Ilva una delle più grandi fabbriche del mondo », scrive il viceministro Teresa Bellanova sul sito del Pd. Per il resto, si tratta. La più ampia disponibilità alla trattativa è ribadita anche da Aditya Mittal, Ceo della divisione europea di ArcelorMittal, e figlio di Lakshmi Mittal: «Vogliamo trovare una soluzione insieme a governo, istituzioni locali e sindacati per un futuro sostenibile di Ilva - ha detto intervenendo al forum di Conftrasporto a Cernobbio -. Speriamo fortemente di poter proseguire con le discussioni e trovare un punto d' accordo ». In ambienti vicini al governo si dice che una lettera, da parte di ArcelorMittal, potrebbe sbloccare la situazione, e consentire la rapida apertura del tavolo. Si sono dichiarati disponibili alla trattativa anche i sindacati. Al termine del consiglio di fabbrica dell' Ilva, a Taranto, hanno ribadito però in un comunicato che «ArcelorMittal e governo devono avere ben chiaro che i lavoratori e il sindacato non permetteranno ulteriori rinvii in termini di garanzie ambientali, occupazionali e di diritti per il futuro, rifiutando logiche di possibili "scambi" sulle modalità e le tempistiche del risanamento ambientale legato alla salute dei lavoratori e della comunità tarantina e jonica». Tra le righe si legge che anche i sindacati sarebbero disposti ad accettare i contratti stipulati a norma del Jobs Act, purché vengono mantenuti i livelli retributivi. E che ArcelorMittal potrebbe considerare di andare oltre le 10 mila assunzioni (che hanno come corrispettivo 4.100 esuberi), purché ci sia un sostegno da parte del governo. Ma da Palazzo Chigi potrebbero non esserci troppe pressioni in questa direzione, visto che è stata già studiata una soluzione per chi non verrà riassunto, almeno fino al 2023: «Nessuno verrà licenziato, i lavoratori non riassunti rimarranno in forza all' amministrazione straordinaria e verranno impiegati nei lavori di bonifica che sono già stati finanziati con un miliardo e 83 milioni», ribadisce il viceministro Bellanova. Ricordando anche che qualora non possano essere tutti impiegati è garantita la cassa integrazione straordinaria, e che quando ArcelorMittal avrà la possibilità di aumentare nuovamente la produzione (che per sei anni, fino a quando verrà completata la bonifica ambientale, dovrà limitarsi a sei milioni di tonnellate annue) dovrà attingere necessariamente al bacino degli ex lavoratori. Trattare è l' unica via: smentita la possibilità di invalidare la gara, e di affidare l' Ilva all' altra cordata, AcciaItalia, perché l' offerta è ormai decaduta. Scartata ufficialmente anche l' ipotesi di dare un ruolo alla Cassa depositi e prestiti, avanzata da alcune agenzie di stampa nel pomeriggio: «Cdp faceva parte della cordata che è stata scartata, e quindi non può tornare in campo, neanche se la decisione dell' Antitrust europeo dovesse imporre ad ArcelorMittal di ridurre la produzione - dice il viceministro Bellanova -. In quel caso, l' Italia non ne subirà le conseguenze, perché l' azienda al momento dell' aggiudicazione della gara si è impegnata a non ridurre in nessun caso la produzione nel nostro Paese». ©RIPRODUZIONE RISERVATA AL GOVERNO Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda gestisce la trattativa su Ilva.