Testata La Stampa
Titolo "Mille professioni da inventare nell' era visionaria dei robot"
È davvero possibile che i robot si ribellino e prendano il sopravvento sugli esseri umani? Le nuove macchine potranno pensare, prendere decisioni e provare emozioni? A sentire i giovani studenti del corso di «Machine learning» dell' Università Luiss di Roma sono domande quasi banali. Non c' è alcun rischio - osservano - e, anzi, l' unico aspetto su cui discutere seriamente è l' impatto che l' Intelligenza Artificiale e i robot avranno nei prossimi anni sull' occupazione. Per discutere di questi temi l' università ha organizzato un incontro con uno dei pionieri della Silicon Valley, Jerry Kaplan, nato nel 1952, scienziato, imprenditore e innovatore che insegna all' università di Stanford, in California. L' occasione è la presentazione del suo ultimo libro, «Intelligenza Artificiale. Guida al futuro prossimo». La sua è una visione ottimistica: «Non c' è da avere alcun timore dei robot. In molti pensano che potranno essere superiori all' uomo, ma solo perché è quello che vediamo nei film. La realtà è molto diversa. L' Intelligenza Artificiale ci può anzi aiutare». Quello che spiega il professore è che oggi abbiamo piccole macchine molto specializzate, non di più. È quindi impossibile predire il futuro e immaginare robot superiori all' uomo. Kaplan, anzi, crede che le macchine siano «imitatori intelligenti, ma senza indipendenza». Insomma, hanno dei limiti evidenti. «Camminando per Roma, ho capito che non dovrete mai preoccuparvi delle auto senza pilota. Con il traffico che c' è qui questa tecnologia non funzionerebbe affatto»: quella del professore è una battuta, ma spiega bene ciò che i robot possono e non possono fare (almeno per ora). Rossella Arleo, studentessa 25enne, era tra il pubblico e ha le idee chiare: «Condivido le parole del professore. Non abbiamo alcuna base scientifica per dire che le macchine ci potranno controllare. È una suggestione che esiste da tempo in letteratura, ma è solo fiction. Se usiamo invece un' ottica realistica, ci rendiamo conto che i robot non hanno alcuna sensibilità e non possono avere le abilità che abbiamo noi». I ragazzi in platea hanno ribaltato il paradigma: non c' è da temere - dicono -, perché saremo noi a governare i robot e questi saranno una grande opportunità per la crescita e l' innovazione. «Ormai la strada del progresso è questa - aggiunge la studentessa - e non ha senso provare ad opporsi, è controproducente. Chi lo fa deve assumersi le conseguenze da un punto di vista occupazionale». Perché non stare al passo con i tempi, a qualunque età, ormai taglia fuori dal mercato. Quanto al breve periodo, «ci sono mestieri che possono essere rubati o sostituiti, ma sono quelli che contengono soltanto un procedimento meccanico e questa sostituzione avverrà in modo comunque graduale - spiega Benedetto Gazzara, 23enne studente di marketing -. La cosa essenziale è l' istruzione e l' aggiornamento continuo. Per il resto l' Intelligenza Artificiale non deve essere vista come una realtà spaventosa: l' automazione non ci potrà sfuggire di mano». La pensa allo stesso modo Giacomo Coletti, 22enne studente della Luiss: «La domanda da farsi è semmai un' altra: l' Intelligenza Artificiale crea più posti o ne distrugge? Non so darmi una risposta - dice - ma comunque in tanti mestieri la mano umana, anzi la mente, è essenziale». Chi è andato ieri ad ascoltare Kaplan, insomma, non ha timori nei confronti delle nuove tecnologie. E il loro professore di «Machine learning», Luigi Laura, è convinto che, «se tanti lavori spariscono, altrettanti e forse più appaiono». Solo 25 anni fa molti mestieri di oggi, infatti, non esistevano. A perdere il lavoro, ora, sarà chi fa mestieri automatizzati e «quei disoccupati andranno riqualificati, così da garantire più capacità e conoscenze». È una corsa che non si può fermare. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.