Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Avvocati, meno contributi per chi guadagna poco
La legge di bilancio parla di decontribuzione per i giovani professionisti. Una strada già intrapresa da Cassa forense, che il 29 settembre ha approvato una delibera per sospendere per cinque anni il contributo integrativo minimo. Chiediamo al presidente di Cassa forense, Nunzio Luciano, come si conciliano questi interventi e come la legge di bilancio potrebbe andare incontro alle professioni ordinistiche. Cosa nel pensa della decontribuzione per i giovani professionisti proposta dal vice ministro dell' Economia Enrico Morando e anticipata ieri dal Sole 24 Ore ? Quando si parla di dimezzare i contributi vorrei, per prima cosa, capire di quali contributi stiamo parlando; poi bisogna verificare se c' è una copertura anche per gli enti di previdenza privati come siamo noi, altrimenti accadrà come per il cumulo gratuito, che impatterà sui nostri conti e dobbiamo ancora capire come. Poi va capito se il taglio dei contributi fa salvi i periodi contributivi, questa misura per dare un aiuto concreto non deve incidere sull' anzianità contributiva. Per evitare che si creino dei fraintendimenti, bisognerebbe coinvolgere i professionisti interessati, basterebbe una consultazione veloce, e andrebbe stabilito in modo chiaro il perimetro delle professioni. La decontribuzione comunque è un' idea che ci piace, e infatti Cassa forense ha appena approvato una delibera che prevede di non applicare per cinque anni, dal 2018 al 2022, il contributo integrativo minimo (pari a 710 euro) per i redditi più bassi. Delibera che ora attende l' approvazione dei ministeri vigilanti. La legge di bilancio come potrebbe aiutare le professioni ordinistiche? Come prima cosa mi auguro che i nostri patrimoni, necessari a erogare le pensioni future, non vengano toccati dalla manovra, che come ben sappiamo serve anche a reperire risorse. Un timore legittimo alla luce del recente passato. La legge di bilancio potrebbe incentivare gli investimenti in economia reale. Qualche tentativo è stato fatto, ma non è ancora chiaro qual è il perimetro dell"economia reale" e per prima cosa andrebbe chiarito questo. Poi il Governo dovrebbe individuare una serie di investimenti prioritari in opere infrastrutturali, ovviamente con le dovute garanzie dato che i soldi che noi gestiamo devono per prima cosa garantire le pensioni future. Quando parlo di opere infrastrutturali penso, per esempio, alla rete ferroviaria, che in alcune parti del Paese è deficitaria. All' estero i fondi pensione fanno da traino per gli investitori internazionali, e potrebbe accadere anche in Italia. Cosa va fatto perché questo accada? Serve una programmazione da parte del Governo che possa essere condivisa da grandi finanziatori. Detassare questi investimenti per un arco temporale medio lungo, almeno dieci anni, sarebbe una leva importante. Così come avere la garanzia che le regole non verranno cambiate in tempi brevi. Con queste premesse diventa accettabile un vincolo che ci tenga legati all' investimento per alcuni anni, come già previsto. Ogni Cassa deve comunque essere lasciata libera di decidere dove e quanto investire per scegliere progetti che possano avere ricadute per la professione. Può fare degli esempi? Ho presentato tempo fa al ministro della Giustizia un progetto per il riammodernamento di alcuni tribunali, cioè la costituzione di un fondo per investire nelle aule di giustizia e nei sistemi tecnologici. Un altro grande progetto a cui stiamo lavorando riguarda una Piattaforma telematica per tutta l' avvocatura, che consentirebbe di accelerare i tempi della giustizia, su cui l' Italia ha un grosso gap da recuperare, e allo stesso tempo avrebbe ricadute positive sui redditi degli avvocati. © RIPRODUZIONE RISERVATA.