Testata Avvenire
Titolo Terra dei Fuochi, triste conferma
ROMA Nella 'Terra dei fuochi' ci si ammala e si muore di più. Ma troppe poche persone hanno aderito agli screening per accertare le patologie più gravi. Molto meno che nel resto d' Italia, dove già i dati sono insoddisfacenti. A lanciare l' allarme è la Commissione Igiene e Sanità del Senato, nella relazione finale dell' indagine conoscitiva sull''Inquinamento ambientale ed effetti sull' incidenza dei tumori, delle malformazioni fetoneonatali ed epigenetica'. Un documento di cui è relatore il senatore Lucio Romano, ben 159 pagine, frutto del lavoro di tre anni, per fare il punto sull' emergenza ambientale e sanitaria nel territorio campano tra le province di Napoli e Caserta, e in particolare nel quadrilatero tra il Litorale Domitio, l' Agro Aversano-Atellano, l' Agro Acerrano-Nolano e Vesuviano e la città di Napoli. Si tratta di novanta comuni dove «la popolazione è stata sottoposta nel corso degli anni all' effetto combinato di diversi fattori di inquinamento ambientale che, combinato agli stili di vita, hanno provocato un aumento della suscettibilità alle malattie cronico-degenerative». In questo territorio, spiega Lucio Romano, «l' aumento della mortalità complessiva per cause riconducibili a tumori è nettamente più elevato rispetto a tutte la altre regioni del Mezzogiorno». Non sospetti ma «l' evidenzia scientifica dei riscontri ottenuti » che «conferma un trend allarmante ». Vediamo qualche numero. «In provincia di Caserta i deceduti per tumore nel triennio 2008/2010 sono stati 6.071: nei maschi 3.660 (60,3%) e nelle femmine 2.411 (39,7%), su un totale di 21.886 decessi per tutte le cause». In questo territorio il «tasso complessivo di mortalità oncologica » è superiore rispetto sia a quello nazionale che a quello del Sud Italia per quanto riguarda i maschi, mentre per le femmine è superiore rispetto al Sud Italia e inferiore rispetto al Nord. «In provincia di Napoli - si legge ancora nella Relazione - il tasso complessivo di mortalità oncologica è più alto per tutti i tumori rilevati nell' area, sia rispetto al dato nazionale sia rispetto a quello del Sud. In particolare sulla mortalità pesano i maggiori tassi di incidenza dei tumori del polmone e del fegato, entrambi a cattiva prognosi». Dati comunque parziali, perché, come detto, lo screening per alcune patologie non ha avuto molte adesioni. «L' efficacia del programma di screening - ricorda la Relazione - è tanto maggiore quanto più elevata è l' adesione all' invito. Il dato 2015 per l' Italia non è del tutto soddisfacente: complessivamente ha aderito soltanto il 43% degli invitati, con un gradiente geografico che vede un valore più elevato al Nord (53%) e risultati insoddisfacenti per i programmi al Centro (36%) e del Sud (25%)». In Campania è andata anche peggio, perché «le adesioni agli screening, con i dati riferiti al 2016, sono state decisamente basse: mammella 16,04% ad eccezione dell' Asl Caserta con il 65,48%, cervice uterina 16,17%, colon-retto 7,7%. È necessario e urgente - è l' indicazione della Commissione - procedere ad una riformulazione del programma screening ». Dati sulla salute insufficienti a fronte di dati molto preoccupanti sull' inquinamento. «Le carte della distribuzione dei 'dati puntuali' e quelle della distribuzione dei 'dati interpolati' indicano che la presenza di metalli tossici nei suoli è elevata sia nelle aree urbane che in quella agricole del Litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano. Elementi come arsenico, berillio, cadmio, rame, tallio, vanadio e zinco raggiungono, in vari siti indagati, valori molto al di sopra dei limiti d' intervento stabiliti dal D. Lgs. 152/2006». Così, ad esempio, per l' arsenico «circa il 10% dei campioni analizzati supera la soglia limite per i siti a uso residenziale/ricreativo e in due siti viene addirittura superata la soglia limite imposta per i siti a uso commerciale/ industriale». Oppure per il rame nell' area Nolana «si raggiungono concentrazioni 5 volte superiori alla concentrazione soglia di contaminazione per uso residenziale/ ricreativi». Dati sicuramente allarmanti, ma ancora parziali. E qui la Relazione denuncia «la tardiva sensibilizzazione a realizzare interventi finalizzati a una rigorosa valutazione di criticità ambientali riconosciute». Quello che il documento della Commissione Sanità ora prova a fare. RIPRODUZIONE RISERVATA Il report.