Testata La Stampa
Titolo ZERO CARBONE
è un po' la vendetta dei padri dell' ecologismo italiano, che per decenni sono stati accusati di voler costringere gli italiani a vivere a lume di candela. E invece la nuova Sen, la Strategia Energetica Nazionale varata ufficialmente ieri dal governo, sancisce che «si può fare». L' Italia del 2030 sarà un paese senza centrali nucleari (non ne abbiamo) né centrali a carbone (le chiuderemo tutte e otto entro il 2025). Produrremo il 55% dell' energia elettrica con fonti rinnovabili. Utilizzeremo l' energia in modo più efficiente e ridurremo la dipendenza energetica dall' estero dal 76% al 64%. Vedremo circolare sulle strade 5 milioni di auto elettriche. Taglieremo le emissioni di gas serra del 39% rispetto al 1990. Pagheremo meno l' energia che usiamo. Obiettivi ambiziosi, anche nel confronto europeo: a guardare i numeri, soltanto per centrare l' obiettivo sul fotovoltaico bisognerà dall' anno prossimo decuplicare i MW installati ogni anno. Per farcela serviranno ben 175 miliardi di investimenti in reti e infrastrutture, capacità produttiva di energia pulita, efficienza energetica. E - unica nota stonata secondo gli ambientalisti - confermeranno un importante ruolo del gas nel mix elettrico nazionale, con nuove fonti di approvvigionamento per evitare rischi «politici». «Lavorare per la sostenibilità ambientale non è solo un impegno per le prossime generazioni - ha detto in conferenza stampa il premier Paolo Gentiloni - ma lo facciamo anche pensando alla competitività del nostro sistema industriale oggi. Una competitività rispetto alla quale l' Italia ha tante carte da giocare. Penso che nei prossimi 10-15 anni l' Italia potrà essere un Paese più sano e più competitivo». Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha messo in evidenza che, insieme al piano Industria 4.0, la Sen «è uno dei due grandissimi assi di sviluppo della politica industriale dei prossimi anni», temi su cui «giochiamo i prossimi anni di sviluppo economico del paese». Il suo collega dell' Ambiente Gian Luca Galletti ha aggiunto che «serviranno altre decisioni come la strategia su clima ed energia e la strategia sull' economia circolare che presenteremo nei prossimi giorni». La Sen - varata con decreto ministeriale dopo lunga consultazione - è un documento strategico, e certo non impegna i governi futuri. Ma bisogna tener conto del fatto che la nuova Sen decisamente più «verde» piace a Enel, Eni, Confindustria e al dinamico settore della green economy, che sta crescendo a gran ritmo generando pil e posti di lavoro. Tutto però dipenderà da come concretamente verrà declinata con provvedimenti effettivi: tra quelli più attesi ci sono i decreti sulle rinnovabili, le norme sull' economia circolare, sul biometano, sulla promozione dell' autoproduzione di energia. E - naturalmente - gli incentivi che sono stati annunciati per le auto elettriche, che saranno «mirati». La novità più clamorosa è la chiusura delle 8 centrali a carbone oggi in funzione. Costerà 4 miliardi, che non sono pochi, ma farà risparmiare in termini di salute ed emissioni. I problemi potenziali maggiori li avrà la Sardegna, che avrà bisogno di un nuovo elettrodotto dal continente, oltre che di infrastrutture per il gas e di accumulo energetico per le rinnovabili. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.