Testata Affari & Finanza
Titolo I big delle rinnovabili sfidano Bruxelles: "Fissi obiettivi più alti"
[ IL CASO ] Milano «S ulle rinnovabili l' Europa può fare di più e coltivare obiettivi più ambiziosi». Sul tavolo della Commissione Ue a Bruxelles è arrivata la richiesta per alzare la quota di energie verdi con le quali coprire il fabbisogno energetico entro il 2030. A chiederlo non è un cartello di associazioni ambientaliste, ma sei tra le principali utility europee, tutte protagoniste della transizione energetica e che già da tempo hanno convogliato i loro investimenti sullo sviluppo delle rinnovabili e i servizi connessi, dalle reti intelligenti alle batterie, fino alla mobilità elettrica. L' iniziativa è firmata dall' italiana Enel, dai portoghesi di Edp, gli spagnoli di Iberdrola, i tedeschi di En-Bw, i danesi di Orsted e gli scozzesi di Sse: chiedono alla Commissione di rivedere al rialzo gli obiettivi che la Ue si è data nel settore dell' energia e dei trasporti per accelerare l' uscita dalle fonti fossili. In pratica, le sei utility spingono per andare più veloce: al momento, l' Europa ha stabilito di raggiungere una quota del 17 per cento da fonti rinnovabili per il suo fabbisogno energetico entro il 2020, asticella che dovrà salire al 27 per cento al 2030. Enel assieme agli altri cinque firmatari chiede invece alla Commissione di fissare «un più alto e ambizioso traguardo», per recuperare «la leadership globale nelle rinnovabili » strettamente legata alla difesa di «innovazione, posti di lavoro e crescita economica. Se la Ue non dovesse cogliere l' appello e mantenere stime di crescita più prudenti - è la tesi delle sei utility - verrebbe danneggiato «il valore della catena industriale» e sarebbero «messi a rischio la redditività e i vantaggi competitivi ottenuti negli ultimi dieci anni» nelle rinnovabili. In particolare, le utility chiedono la fine della politica degli incentivi alle rinnovabi- li, da sostituirsi con contratti di fornitura di energia di lungo termine. Oltre a favorire una maggiore efficienza nei consumi domestici. Tra gli addetti ai lavori c' è chi ha visto in questa iniziativa una sorta di reazione al lavoro svolto a Bruxelles dalla lobby del gas naturale: il timore è che l' attenzione della Commissione si concentri sui progetti per garantire gli approvvigionamenti di gas, visto che il fabbisogno energetico dei paesi Ue è garantito al 50 per cento dalle importazioni di idrocarburi e che molti dei giacimenti del Mare del Nord sono in via di esaurimento. Non si tratta solo di una "sensazione": secondo un recente studio del Corporate Europe Observatory, soltanto l' anno scorso le principali compagnie attive nel settore del gas e i lobbisti che lavorano per loro hanno speso più di 100 milioni di euro per influenzare le politiche di Bruxelles nel settore energia, con oltre mille persone che si sono dedicate al tema tra convegni, pubbblicazioni e rapporti con la Commissione. Ma i due settori, gas naturale e rinnovabili, in realtà, potrebbero trovare una forma di convivenza essendo le due fonti energetiche "dominanti" dei prossimi decenni, mano a mano che carbone e nucleare uscirano di scena in molti paesi. Secondo i report delle banche d' affari, i due settori dovrebbero puntare ad avere una regolamentazione comune che superi le differenze che ora ci sono da paese a paese. Il settore, si legge in uno degli ultimi report sul tema, è sufficientemente maturo perché l' Unione Europea approvi linee comuni che ne garantiscono lo sviluppo e la sostenibilità economica, visto che saranno le colonne principali delle strategie energetiche dei prossimi anni. (l. pa.) © RIPRODUZIONE RISERVATA I l commissario europeo all' energia Maro efcovic A sinistra, l' ad di Edison Marc Benayoun.