Testata Corriere della Sera - Economia
Titolo Pale eoliche? Sempre più offshore
Il vento spinge l' Europa. Nelle giorn ate ventose d' autunno e d' inverno, l' energia eolica arriva ormai a coprire anche un quarto dei consumi energetici continentali, con punte massime nei Paesi dove c' è molto eolico offshore, come la Germania, dove il 28 ottobre le pale eoliche hanno prodotto quasi 800 gigawattora in un giorno, pari al 61% dei consumi complessivi. Lo stesso giorno, l' energia del vento ha coperto completamente il fabbisogno danese, producendo addirittura più dell' energia necessaria, con una copertura dei consumi del 109%. L' abbondanza di energia ha fatto crollare i prezzi del megawattora in Borsa fino a farli diventare negativi, come nel caso dei -100 euro a megawattora toccati sul mercato tedesco. In sostanza, il sistema elettrico ha dovuto gestire una notevole sovraccapacità produttiva, determinata dalle condizioni ambientali molto favorevoli per l' eolico, che ha costretto le utility a fermare gli impianti convenzionali e a pagare i consumatori per prelevare dalla rete l' elettricità eccedente. L' eolico italiano, che oggi copre meno del 6% della domanda elettrica nazionale, è avviato a una forte crescita, in base allo scenario delineato dalla nuova Strategia Energetica Nazionale. Per raggiungere l' obiettivo fissato al 2030 dalla Sen, l' eolico dovrebbe più che raddoppiare la sua potenza installata, passando dai 9,4 gigawatt attuali e 19 gigawatt, tra rinnovamento «Il vento copre in media un po' più del 10 per cento del fabbisogno europeo di elettricità, ma sale a punte molto più alte nei giorni ventosi», spiega Giles Dickson, Ceo di WindEurope. «Questa quota potrebbe salire al 30% entro il 2030, se si metteranno in atto le politiche giuste, il che non significa aumentare gli incentivi, ma facilitare le installazioni, che nel frattempo stanno diventando sempre più competitive», precisa Dickson. L' eolico offshore ha infatti già superato il nucleare come fonte energetica più conveniente nell' Europa del Nord. Nell' ultima asta bandita dal governo britannico per 3,2 gigawatt di nuova potenza eolica su tre diversi siti nel Mare del Nord, il prezzo dell' energia accordato alle imprese vincitrici è stato di 57,50 sterline per megawattora, molto meno delle 92,50 sterline per megawattora garantite alla nuova e contestatissima centrale nucleare di Hinkley Point. In base ai dati pubblicati dal governo britannico, i contratti vincitori hanno presentato offerte di oltre la metà più basse rispetto a quelle di appena due anni fa. Nell' asta del 2015, infatti, i progetti eolici offshore avevano ottenuto un prezzo tra le 114 e le 120 sterline per megawattora. A regime, i 3,2 gigawatt di nuova potenza eolica dovrebbero fornire energia sufficiente ad alimentare 3,6 milioni di case. Attualmente la capacità installata di eolico offshore in Europa è pari a 11,5 gigawatt, con 82 campi eolici in 11 Paesi, fra cui non figura l' Italia, dove si attende ancora l' arrivo delle prime pale in mare. Ma gli investimenti crescenti portano a prevedere un forte sviluppo: entro il 2030 l' eolico offshore potrebbe fornire il 7% dell' energia di cui l' Europa ha bisogno, anche grazie allo sviluppo di nuove tecnologie, prima fra tutte quella dell' eolico galleggiante, che potrà consentire di superare i limiti imposti dalle coste scoscese e dai fondali profondi come quelli italiani, dove l' eolico offshore fa fatica ad affermarsi. La prima installazione di eolico galleggiante su scala commerciale è stata completata in agosto al largo di Aberdeen, in Scozia, nell' ambito del progetto Hywind di Statoil dopo 15 anni di ricerche. Le cinque turbine eoliche da 6 megawatt ciascuna sono state trainate fin qui dalla Norvegia e ancorate in acque profonde 120 metri, mentre di solito i campi eolici offshore non vanno oltre i 50 metri di profondità. Statoil testa le nuove turbine da 6 anni: le macchine restano in verticale grazie a una zavorra cilindrica immersa in acqua per 78 metri e a degli ancoraggi al fondale. Statoil ha investito oltre 200 milioni di euro nel nuovo parco eolico. Per Irene Rummelhoff, direttrice della divisione low-carbon del gigante norvegese, le nuove macchine possono lavorare in siti «con fondali dai 100 ai 700 metri di profondità, ma si potrà andare anche oltre». Con enormi possibilità per l' eolico offshore in tutte le aree, dalla California al Giappone, passando per l' Italia, dove il limite sono appunto fondali troppo profondi.