Testata Corriere della Sera - Economia
Titolo Favignana isola -laboratorio (verde)
Le isole rinnovabili sono la prova di come la transizione energetica possa diventare un motore per lo sviluppo economico, creando posti di lavoro a livello locale, fornendo nuove opportunità di business e sostenendo l' autosufficienza delle comunità isolane. Per questo la Commissione europea ha deciso di creare un segretariato per le isole, impegnato sul fronte dello sviluppo sostenibile. «L' Unione europea ha un obiettivo ambizioso, decarbonizzare mille isole europee entro il 2030 e per fare questo verrà istituito un segretariato per aiutare a lanciare piani specifici sulle isole, ospitare una piattaforma di scambio per tutti gli attori interessati e organizzare forum annuali», ha detto Wioletta Dunin-Majewska, della direzione generale energia della Commissione, intervenuta a Greening the Islands, la conferenza internazionale dedicata alla sostenibilità delle isole minori, che si è tenuta il 3 e 4 novembre a Favignana. Il primo passo sarà individuare 10 isole faro, dove attuare progetti di decarbonizzazione e tra le isole italiane, Favignana è la prima a candidarsi. La spinta da Bruxelles arriva proprio nel momento in cui in Italia sta entrando nel vivo il dibattito sugli investimenti da realizzare per centrare gli obiettivi del nuovo decreto, in questi giorni all' esame dell' Autorità di Guido Bortoni per l' attuazione, che punta a coprire con le fonti rinnovabili il fabbisogno energetico delle 20 isole minori non connesse al continente. «Il decreto è una novità assoluta non solo per l' Italia, ma anche a livello internazionale. È il primo intervento dedicato in specifico alle isole minori, per sostenere le energie pulite in queste aree - spiega Gianni Chianetta, fondatore e direttore di Greening the Islands -. Il decreto fissa come primo obiettivo la copertura del 10% della produzione elettrica delle isole con fonti rinnovabili al 2020, indicando i valori minimi di potenza da installare per ognuna, con numeri che vanno da poche decine a oltre 2 mila kilowatt elettrici, a seconda delle dimensioni delle diverse realtà. È prevista anche l' installazione di pannelli solari termici e pompe di calore, con metrature commisurate alla grandezza delle singole zone», precisa Chianetta. Ma questo è solo un punto di partenza. In molti Paesi del mondo le piccole isole sono diventate dei veri e propri laboratori all' avanguardia nella transizione verso l' energia pulita, data la dimensione limitata del loro territorio e l' impossibilità di connettersi al continente, come nel caso di Tilos in Grecia o di El Hierro alle Canarie, due isole alimentate al 100% da fonti rinnovabili. In Italia, per adesso, siamo molto lontani da queste punte di eccellenza. Nelle 20 isole minori prese in esame dal decreto non si arriva nemmeno al 4% di rinnovabili sui consumi elettrici, mentre nel resto d' Italia siamo quasi al 35%. «Il paradosso è che a fronte di potenzialità rilevantissime di diffusione di solare e eolico, il fabbisogno di energia delle isole è garantito oggi da vecchie, inquinanti e costose centrali a gasolio», denuncia il rapporto sulle Isole Sostenibili di Legambiente. C' è dunque tantissimo da fare, alla luce delle esperienze che altre isole nel mondo stanno realizzando, anche a latitudini meno favorevoli della nostra. Nel Mar Baltico, ad esempio, ci sono già diverse isole, da Samsoe a Bornholm, quasi completamente autonome grazie alle fonti rinnovabili e con esperienze interessanti in materia di economia circolare, dove energia, mobilità, approvvigionamento idrico, gestione dei rifiuti, agricoltura e turismo dialogano e convergono verso soluzioni di sviluppo sostenibile. In territori così piccoli non si può parlare di energia indipendentemente dall' acqua e dalle altre risorse necessarie per il benessere di abitanti e visitatori.