Testata Corriere della Sera - Economia
Titolo Le molecole del futuro abitano qui
Non avremo vinto la battaglia per Ema a Milano, ma la «guerra» della farmaceutica non la perdiamo certo. Anche grazie ai due distretti che in Italia, e nel Vecchio Continente, primeggiano con le loro aziende e le loro innovazioni. Se la Lombardia è la regione numero uno del settore in Europa, l' industria laziale è la prima, in Italia, per esportazioni, con 7,6 miliardi di vendite all' estero, che rappresentano l' 80% dell' export hi tech regionale (composto anche dai distretti areonautico e Ict). Chi ama le classifiche sappia poi che Roma, con il suo asse Pomezia-Aprilia-Latina, quello dove un tempo all' orizzonte si vedevano solo paludi, oggi sostituite da una distesa di capannoni, formano i punti nodali della seconda regione farmaceutica tricolore, con oltre 60 aziende, tra multinazionali, le cosiddette big pharma , e una costellazione di Pmi, tra chi si occupa di farmaceutico «puro», farmaci e vaccini, chi lavora nel campo delle biotecnologie e chi in quello dei dispositivi medici. Gli addetti sono 16 mila, altri seimila quelli dell' indotto. «Lo rileva anche l' Eurostat: il Lazio è nella top ten europea per numero di occupati - dice Massimo Scaccabarozzi, 57 anni, da sei presidente di Farmindustria e presidente e amministratore delegato di Janssen Italia, multinazionale che si occupa di farmaci innovativi e che ha uno dei suo stabilimenti di punta proprio a Latina -. È poi da sottolineare il dato sul numero di occupati in ricerca e sviluppo: sono 1.100, al secondo posto in Italia con 300 milioni di euro investiti». Gli ultimi dati di Bankitalia confermano che il farmaceutico, per il Lazio, è un potente motore. Da solo vale il 40% del totale manifatturiero della regione, primo nelle province di Latina (79%), Rieti (71%) e Frosinone (59%). La flessione del 2016 sembra non aver disturbato troppo le dinamiche di un comparto che oggi cresce dell' 1,8% per export e che negli anni ha saputo rinnovarsi e stare al passo, dalla ricerca alla produzione, fino alla sostenibilità ambientale. «Con questi numeri è evidente che la farmaceutica laziale ha impatti positivi sull' intero territorio nazionale», riflette Scaccabarozzi. L' area ha cominciato a svilupparsi con i finanziamenti della ex Cassa del Mezzogiorno, che hanno spinto verso la formazione di agglomerati industriali dove tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso sono giunte le multinazionali. Pfizer è sbarcata ad Aprilia nel 1958 e nel suo stabilimento ha investito, nell' ultimo decennio, fino a 7 milioni di euro in tecnologie, macchinari e layout produttivi. Altre realtà locali nacquero allora, come Sigma Tau (oggi Alfasigma), a P0mezia, nel 1957. «Si è attivato un processo virtuoso e che si autoalimenta: oggi possiamo dire che la qualità dei nostri poli è difficilmente replicabile in giro per il mondo, anche perché abbiamo una capacità produttiva superiore a quella fin qui sfruttata - analizza Scaccabarozzi -: penso al polo di Latina, dove Janssen produce 4 miliardi e mezzo di unità all' anno, ma può arrivare a sette miliardi. Una forbice che consente di ammortizzare i costi di produzione». Nel Lazio il 50% circa degli stabilimenti si occupa di farmaci tradizionali, la restante metà ha virato sulla produzione di molecole innovative, in tempi recenti alcune delle produzioni estere sono state dislocate in Italia «proprio per la qualità e l' economia di scala che nei nostri impianti riusciamo a ottenere», conferma Scaccabarozzi. Sul territorio, per esempio, la multinazionale americana AbbVie ha investito in sette anni cento milioni di euro: il polo di Latina produrrà i trattamenti di punta dell' azienda, con una linea di distribuzione all' avanguardia (per l' assemblaggio e il confezionamento), che sarà attiva nel 2018. Abbvie in Italia conta circa 1.300 dipendenti, di cui 800 nello stabilimento di Campoverde di Aprilia (Latina) ed è impegnata in una sessantina di studi clinici con più di 500 centri coinvolti. E un' attenzione particolare all' ambiente: l' azienda per il secondo anno consecutivo è al primo posto nel Dow Jones Sustainability World Index fra le aziende biotecnologiche, su 40 società del settore. Proprio il polo laziale si è impegnato nella riduzione dell' impronta ambientale e sul fronte dell' efficienza energetica. Lo sottolinea Francesco Tatangelo, che dirige lo stabilimento di Campoverde: «Siamo riusciti ad abbattere, in dieci anni, l' utilizzo di acqua di falda del 40%, mantenere l' impegno di zero rifiuti inviati in discarica e destinarne oltre l' 80% al recupero». Tra ambiente e innovazione si posiziona anche SoSePharm, azienda famigliare con stabilimenti ad Anagni e Pomezia, specializzata in farmaci biosimilari generici equivalenti che derivano dalle piante: qui è allo studio un antitumorale prodotto dalle piantine di riso, in un progetto con la Regione Lazio. Non avremo l' Ema, ma il futuro della medicina abita già qui.