Testata Il Sole 24 Ore (Plus)
Titolo Aiuti a Pmi? Il Fondo di garanzia per adesso resta il più efficace
La tendenza in atto è chiara: creare nuove forme di finanziamento per le Pmi alternative al tradizionale canale bancario. Per gli addetti ai lavori siamo agli albori di una grande rivoluzione che stravolgerà il settore del credito, anche con l' aiuto dello Stato che per superare il credit crunch da qualche anno sostiene a suon di agevolazioni gli strumenti di finanziamento alternativi. Pir, minibond, credit fund, peer to peer lending, equity crowdfunding, piattaforme di negoziazione fatture, insieme ai più "storici" private equity e venture capital per ora fanno però fatica a veicolare risorse significative verso le Pmi. Per il momento le Pmi hanno ricevuto solo le briciole dei miliardi raccolti dai tanto decantati e agevolati Pir: alle società quotate all' Aim sono arrivati solo 43 milioni di mezzi freschi dai fondi Pir (vedi inchiesta di Plus24 del 21 ottobre scorso). Eppure continuano a essere lanciati sul mercato a suon di slogan che sottolineano il sostegno all' economia reale. In attesa del decollo di questi strumenti alternativi, al piccolo imprenditore non rimane che affidarsi alle storiche misure lanciate in passato dallo Stato, con alterne fortune (si veda l' articolo in basso), per agevolare la concessione di prestiti alle imprese. Dal 2000 il Fondo di Garanzia per le Pmi ha accolto 716mila domande che hanno consentito alle imprese di ottenere dalle banche 109 miliardi di euro, quasi tutti dal 2009 in avanti dopo la riforma che ha introdotto la garanzia di ultima istanza da parte dello Stato. L' intervento del Fondo in caso di inadempimento del debitore offre una maggiore sicurezza alle banche, anche se una quota del prestito (in genere 20-40%) non è garantita dal Fondo e il rischio rimane a carico dell' istituto di credito. La garanzia pubblica che si affianca e spesso si sostituisce alle garanzie reali portate dagli imprenditori offre l' opportunità alle aziende di migliorare il rating e, contemporaneamente ,consente alle banche di mitigare i rischi. Oltre agli istituti di credito, le più attive a promuovere l' aiuto del Fondo di Garanzia sono le società di mediazione creditizia, che spesso hanno anche la procura per gestire completamente le pratiche, dalle iniziali istruttorie fino all' eventuale escussione. «Lo strumento si è rivelato molto valido in questi anni di crisi economica. Le banche valutano un finanziamento sulla capacità economica dell' impresa di produrre un reddito tale da consentirle di sopravvivere, guadagnare e ripagare i debiti, ma le garanzie - seppur non primarie - sono importanti nella valutazione del merito creditizio», spiega Gaetano Stio, presidente del Gruppo Nsa di Brescia che solo nel 2017 ha presentato e visto accolte oltre 4mila domande al Fondo di garanzia (7,5% del totale domande presentate dalle banche). «Allo Stato - prosegue Stio - non è mai costato così poco attivare una massa ingente di finanziamento, pur pagando il default rate alle banche, dovendo gestire gli stanziamenti di capitale a copertura delle operazioni proposte e remunerare l' attività dell' ente gestore (il MedioCredito Centrale, ndr). I costi sono irrisori anche per l' impresa: la garanzia costa, una tantum, da un minimo dello 0,25% ad un massimo dell' 1% del valore garantito. E al Sud è gratis». Con l' ultimo recente restyling la copertura del fondo è stata innalzata dal 60 all' 80% ed è stata allargata la platea dei potenziali beneficiari. Nel decreto fiscale attualmente in Parlamento è prevista una nuova dote incrementale di 550 milioni per finanziare l' intervento di un Fondo partorito nel 1996. © RIPRODUZIONE RISERVATA.