Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Non bisogna tradire lo spirito del riordino
Non è un caso se nel dibattito sulle crisi d' impresa tiene banco il tema delle misure d' allerta. Da come la disciplina sarà articolata dalla riforma, dipende non solo la più tempestiva emersione della crisi, ma anche l' approccio delle imprese e degli stakeholders al nuovo strumento . Continua pagina 2 di Stefano Ambrosini Uno strumento certamente utile a vincere quella che ho sempre chiamato "sindrome dello struzzo" di alcuni imprenditori, ma da maneggiare con cura e cautela proprio per la sua novità e per le sue ricadute sul sistema economico. Dai lavori della nostra Commissione ministeriale era uscita, a fine 2015, un' ipotesi di lavoro attenta a contemperare gli interessi in gioco, all' insegna della convinzione, non solo fra noi largamente diffusa, che occorresse evitare di incorrere nella classica eterogenesi dei fini, vale a dire prevedere norme così stringenti da risultare respingenti anziché "attrattive" per gli imprenditori in difficoltà. La critica di eccessiva timidezza, rivolta da una parte della magistratura a tale soluzione, si è tradotta in un' iniziativa politica che, con la legge delega dell' ottobre scorso, ha reso assai più pregnante il ruolo del giudice e del pubblico ministero; fatto, questo, a sua volta oggetto di forti perplessità da parte del mondo imprenditoriale e professionale, preoccupati dagli effetti di un' eccessiva invasività del controllo giudiziale su un tessuto economico che continua ad attraversare una fase delicata e complessa. Tale preoccupazione non sembra priva di fondamento soprattutto oggi, data la piega che pare stia prendendo il confronto in seno alla neonata Commissione. Con l' aggravante che l' accelerazione impressa ai lavori dalla politica rischia fatalmente di essere cattiva consigliera. Basti pensare all' onere di segnalazione dei fondati indizi di crisi, che sembra si voglia inopportunamente porre a carico delle banche e degli altri intermediari finanziari, nonché delle organizzazioni sindacali; come pure alla questione di come elaborare gli indici di allerta e allargarne lo spettro applicativo. Appare chiaro il rischio che con misure di questo tipo si sta seriamente correndo: quello di una overdeterrence destinata a creare non pochi problemi alle imprese e a comportare benefici di dubbia entità a quegli stessi creditori che si dichiara di voler tutelare. E lo stesso dicasi del rigorismo dirigista che serpeggia anche in materia di concordato preventivo, complici gli abusi registrati in passato, che tuttavia non dovrebbero condizionare un legislatore che abbia ambizione sistematica. Ci si sta insomma allontanando a lunghi passi dallo spirito dell' originario progetto di riforma e quella misura confidenziale diretta a stimolare dall' imprenditore le iniziative più idonee a superare la crisi rischia oggi di trasformarsi in una sorta di grande - ma pernicioso - gioco di guardie e ladri. Al punto che da più parti e a vari livelli ci si sta interrogando, non senza comprensibile apprensione, se una riforma connotata in tal senso sia davvero ciò di cui hanno bisogno le nostre imprese e il Paese nel suo complesso. © RIPRODUZIONE RISERVATA.