Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Dubai hub di chi investe in Africa
All' ingresso del quartier generale di BonelliErede, a Milano, la scritta "Africa" campeggia a colori. Non può sorprendere allora che, dopo aver aperto l' anno scorso al Cairo e ad Addis Abeba, oggi lo studio legale annunci l' apertura di una nuova sede a Dubai. Perché non sorprende? Perché Dubai oggi è l' hub migliore per chi investe in Africa. Lo dimostrano le multinazionali che hanno scelto l' emirato come headquarter per le operazioni nel continente africano. Deutsche Bank, per esempio, ha trasferito il suo quartier generale africano dal Sudafrica a Dubai. All' ombra del grattacielo Burj al Arab hanno la loro base per gli affari in Africa anche Nokia e Canon, Novartis e Nestlé, Bridgestone e Mitsubishi, Airbus e Toyota. Negli ultimi due anni le imprese africane registrate a Dubai sono aumentate del 41% e oggi se ne contano 17mila. I legami tra l' emirato e il continente più promettente del mercato consumer mondiale sono dimostrati anche dal flusso degli scambi commerciali: quelli che non hanno a che fare con gli idrocarburi sono esplosi di oltre il 700% negli ultimi dieci anni. Oggi valgono 24 miliardi di dollari (su un totale dell' interscambio Emirati-Africa di circa 35 miliardi) e rappresentano, dopo la Cina, il secondo flusso commerciale per importanza degli Emirati verso il resto del mondo. «Il suo ruolo di hub per gli investimenti verso l' Africa non è l' unica ragione per la quale abbiamo scelto di aprire a Dubai - spiega Stefano Simontacchi, co-managing partner di BonelliErede - l' emirato è anche un' importante base di partenza degli investimenti del mondo arabo verso l' Europa e l' Italia». Investimenti che sono in crescita: dal 2005 sono aumentati a un ritmo medio del 13% all' anno e puntano soprattutto sul lusso, sul turismo e sull' immobiliare. Per le nostre imprese, la piazza di Dubai rappresenta un luogo dove intercettare le multinazionali che investono in Africa, i capitali del Golfo diretti in Italia e anche un nutrito gruppo di potenziali clienti nei settori più dinamici dell' economia emiratina: quello bancario e assicurativo per esempio, ma anche quello dei trasporti e quello, piuttosto promettente, della salute, che va dal farmaceutico fino alle strutture ospedaliere. E poi c' è l' Expo del 2020, «per il quale non tutti i contratti sono stati assegnati - ricorda Simontacchi - come per esempio quelli relativi alle opere di demolizione. E anche là dove gli appalti sono stati attribuiti, le costruzioni vere e proprie non sono ancora partite». Dopo l' apertura al Cairo, che risale all' ottobre dell' anno scorso, per lo studio BonelliErede la scelta di Dubai è stata, oltre che strategica, più facile: «Nelle corti di Dubai - racconta Simontacchi - oltre il 60% dei giudici è egiziano e la maggior parte degli avvocati che operano nell' emirato si sono formati in Egitto». Inoltre il Codice civile egiziano è basato su quello napoleonico, proprio come il nostro, e anche questo semplifica notevolmente il lavoro degli avvocati dello studio. E dell' idea di trasformare l' Italia - e non Dubai - in un hub degli investimenti verso l' Africa? Matteo Renzi, allora premier, la lanciò più di un anno fa a Cernobbio e il Pd ne portò avanti gli obiettivi con una proposta di legge alla Camera che fu denominata Africa Act. Di questo afflato è rimasto solo un Fondo Africa, in capo al ministero degli Esteri, da 200 milioni per il 2017 - al momento per il 2018 si parla di 30 soltanto - destinato a interventi di formazione delle forze dell' ordine e di rafforzamento delle frontiere nell' ambito della cooperazione internazionale. «Un peccato, non aver ancora perseguito quella strategia - sostiene Simontacchi, che allora collaborò con il governo nell' ideazione del piano - continuo a pensare che l' Italia potrebbe avere un ruolo nell' intercettare gli investimenti esteri verso l' Africa, in primis quelli cinesi». © RIPRODUZIONE RISERVATA.