Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Il nodo delle banche ostacola le esportazioni a Teheran
Su un piatto della bilancia memorandum d' intesa per oltre trenta miliardi siglati da aziende italiane con le omologhe iraniane nel corso del 2016. Sull' altro la politica internazionale e le frizioni nella regione del Golfo. Oltre all' attesa per le decisioni che il Congresso Usa dovrà prendere, su richiesta, del presidente Trump che ha inserito ancora una volta l' Iran tra i paesi considerati sponsor del terrorismo internazionale. C' è poi la contrapposizione tra l' Iran, l' Arabia Saudita e la Lega Araba, che lo accusano di politiche destabilizzatrici nella regione. A fare da sfondo al secondo «Summit Iran-Italia», organizzato da The European House - Ambrosetti che si svolge oggi a Roma ci sono tutte le tensioni mediorientali. I lavori sono riservati a ministri e vertici istituzionali dei due paesi, a presidenti e Ceo di primarie società che vedono in Teheran, provata da decenni di embargo, un ricco mercato di sbocco per il made in Italy. L' Iran di oggi è penalizzato dal blocco delle transazioni finanziarie, mentre l' apparato industriale deve essere riqualificato e ammodernato. Qui le carte migliori sono in mano alle imprese italiane a medio-alta tecnologia. C' è domanda per impianti e linee per il packaging, la ceramica, l' estrazione di minerali, la componentistica auto, le tlc, la digital economy, la cosmetica. La voce grandi infrastrutture spazia da quelle ferroviarie all' energia, dove l' Italia ha una presenza consolidata. «Chiediamo al governo e al sistema finanziario di aiutare il Made in Italy a mantenere la leadership ripresa dopo l' accordo sul nucleare del 2015 e culminata con la firma di accordi per oltre 30 miliardi - dice Paolo Borzatta, senior partner The European House-Ambrosetti -. Il Sistema Italia si deve muovere coraggiosamente per evitare che Germania, Francia e addirittura gli Usa ci superino». Da registrare che negli anni dell' embargo prodotti e forniture occidentali in Iran sono stati rimpiazzati con merci made in China e nel 2016 l' interscambio con Pechino è stato pari a 30 miliardi, contro i 10 dell' intera Ue a 28. «L' Iran rappresenta un mercato di grande interesse per il sistema industriale italiano - aggiunge Licia Mattioli, vicepresidente per l' internazionalizzazione di Confindustria -. Stiamo sollecitando il governo ad agire per identificare una soluzione che renda finanziabili i tanti progetti sottoscritti dalle aziende italiane nel corso degli ultimi due anni». Dirimere il nodo bancario è la priorità secondo Ali Reza Arabnia, imprenditore di origine iraniana presidente e ad della Geico-Taikisha di Cinisello Balsamo. «Le opportunità per l' Italia sono moltissime e in tutti i settori - premette -. Ora serve un' apertura ufficiale e concreta perché anche dopo la caduta dell' embargo il sistema bancario continua ad evitare le operazioni di un certo rilievo con Teheran anche se non presenta una spiegazione ufficiale». Riuscire a presidiare in forze questo mercato equivale alla pole position verso i piani di sviluppo che in un' ottica di medio-lungo periodo puntano a far diventare l' Iran una nazione manifatturiera ed esportatrice. Il piano quinquennale 2016-2021 prevede l' aumento di un terzo della produzione di energia elettrica a 105mila Mw e investimenti per 50 miliardi di dollari per sviluppare l' industria mineraria, di cui 30 per produrre acciaio e la parte restante per rame e alluminio. Gli investitori esteri trovano acqua gratis, un basso costo del lavoro, energia a buon mercato, giovani con un livello medio-alto di istruzione. Non a caso nel dopo sanzioni gli investimenti esteri hanno raggiunto i 14 miliardi di cui 3,2 dalla Spagna, 3 dalla Germania, quasi uno dalla Cina, 400 milioni da Francia e 260 dal Regno Unito. «La nostra economia è pronta ad espandere e rinsaldare gli scambi con la comunità internazionale - aggiunge Ferial Mostofi, responsabile del Centro di investimento e servizi di consulenza della Camera di commercio di Teheran e presidente del Gruppo Kdd, conglomerato che spazia dall' industria alla finanza -. L' Italia come storico partner può collaborare al miglioramento di impianti industriali e infrastrutture». «Nel settore siderurgico l' Iran ha la capacità di produrre acciaio in modo competitivo e sono in costruzione diversi impianti che porteranno alla produzione di 55 milioni di tonnellate all' anno di acciaio nel 2025 - spiega Ernesto Bottone, senior vice president global sales, Metals division di Tenova -. L' area del Golfo è un mercato enorme per semilavorati come preridotti e pellet di ferro e come Tenova disponiamo di tecnologie eccellenti per produrli». Le potenzialità per esportare a Teheran queste tecnologie ci sono ma «riscontriamo un atteggiamento piuttosto diffidente del sistema finanziario italiano nei confronti del Paese - lamenta Bottone -. Le procedure per chi esporta sono impegnative e impongono onerose attività di verifica delle controparti ». enrico.netti@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA.