Testata Il Giornale
Titolo In ufficio fino a 67 anni ma l' Italia dei precari avrà le pensioni all' osso
L' Italia non è un Paese per vecchi, o almeno per gli anziani di domani, quelli che, a fronte di un progressivo aumento dell' età pensionabile si ritroveranno con un assegno ridotto al lumicino. Sempre che, sia chiaro, riescano nei 20-30 anni che li separano dall' età pensionabile, via via più elevata, a mantenere un lavoro retribuito adeguatamente. Senza dover ripiegare sui lavoretti da «Gig economy» - dai passaggi in auto alle consegne a domicilio - pagati pochi spiccioli e che non lasciano spazio al risparmio. Per i precari a vita il rischio è quello di trovarsi privi di redditi nell' età probabilmente più difficile per trovare impiego e, peraltro, più costosa, quella dai settant' anni in su. Non è mai quindi troppo presto per pensare al futuro e trovare un valido strumento che possa rendere la vita accessibile anche una volta che sia sopraggiunta la vecchiaia. Le statistiche sono impietose. A parità di condizioni, l' assegno previdenziale di una persona nata negli Anni '80 sarà del 25% inferiore a quello percepito dagli attuali settantenni. Non solo. I 36enni di oggi, anche a causa della disoccupazione che ha creato vuoti contributivi di almeno due anni, rischiano di non poter dire addio all' ufficio prima dei 75 anni. Per questo, in più di un' occasione, il presidente dell' Inps, Tito Boeri, ha invitato a «costruire strumenti contro la povertà» di domani. Cambiare direzione oggi, per quanto riguarda il primo pilastro della pensione, quello obbligatorio è tuttavia complesso se non impossibile. Fermare il progressivo innalzamento dell' età pensionabile previsto dalla legge Tremonti-Sacconi nel 2010 e reso automatico dalla riforma Fornero, costerebbe troppo. «Se non si facesse l' adeguamento a 67 anni adesso e lo si facesse nel 2021, come prevede la clausola di salvaguardia della legge Fornero, senza più aggiornamenti successivi, da qui al 2040 la somma degli aggravi arriverebbe a 140 miliardi di euro» ha sostenuto Boeri. «Se si vogliono adeguamenti più graduali, bisogna farli ogni anni anziché ogni quattro o cinque anni di distanza dall' ultimo come vorrebbe chi vuole rinviare». Il fronte è rovente e le trattative tra governo e sindacati all' ordine del giorno, visto che dal 2019, come previsto dalla riforma Fornero, scatterà l' aumento automatico dell' età per accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni (ora 66 anni e 7 mesi). Il meccanismo prevede che la soglia sia collegata alle aspettative di vita sui dati Istat e sia aggiornata (solo al rialzo e mai al ribasso) ogni tre anni (e, a partire dal 2019, ogni due anni. L' aggiornamento deve essere previsto per legge 12 mesi prima dell' entrata in vigore. Al momento il pacchetto sulle pensioni che sarà presentato come emendamento alla legge di Bilancio, nonostante manchi un' intesa unitaria con i sindacati (la Cgil scenderà in piazza il 2 dicembre), prevede l' esenzione dall' innalzamento dell' età pensionabile prevista per tutti per il 2019 per 15 attività considerate gravose (operai nell' industria edile, conciatori di pelli, conduttori di convogli ferrovieri o di mezzi pesanti), proroga dell' Ape social e allargamento dei requisiti per l' accesso all' Ape social delle donne. L' esecutivo infine si propone di sviluppare la previdenza complementare. È consigliabile, quindi, provvedere per tempo al proprio futuro attraverso polizze vita per garantirsi un' entrata determinata decorso l' arco di tempo previsto dal contratto o fondi pensione integrativi per assicurarsi un' integrazione al magro assegno che sarà elargito dall' Inps una volta in pensione. I fondi pensione si suddividono chiusi (riservati ad alcune categorie sulla base di accordi collettivi), aperti (accessibili a tutti e gestiti da banche, assicurazioni o altri enti) o «Pip» (Piani individuali pensionistici strutturati sulla base delle esigenze dei singoli), e investono in prodotti a basso rischio il Tfr. Finora complice una tassazione dei rendimenti poco favorevole (raddoppiata nel 2014 al 20% dal precedente 11,5%), non vanno oltre una soglia di adesione stimata al 25%, ben al di sotto di quanto accade in altri Paesi dove la previdenza integrativa è semi obbligatoria (in genere con la formula del silenzio assenso).