Testata Il Giornale
Titolo Ecco tutti i fondi per rimpinguare l' assegno dell' Inps e pagare meno tasse
Ennio Montagnani Mentre continua il confronto governo sindacati per cercare di bloccare o, perlomeno, far slittare l' incremento dell' età pensionabile a 67 anni, il problema del gap previdenziale dei lavoratori italiani si allarga. Infatti, seppure con alcune differenze in funzione della categoria di attività, degli anni di contributi già versati e della dinamica retributiva attesa nel corso dell' attività lavorativa, chi andrà in pensione nei prossimi anni dovrà fare i conti con un gap previdenziale (la differenza tra pensione Inps e ultima retribuzione) tra il 30% e il 70%, con una scopertura media del 40-45%. QUATTRO ESEMPI PRATICI Proviamo a determinare alcuni gap pensionistici. Ipotizziamo un neolaureato dottore commercialista di 25 anni appena assunto in uno studio professionale con una retribuzione annua netta di 14 mila euro. Secondo le attuali disposizioni di legge potrà andare in pensione nel novembre 2054 con 37 anni di contributi e, immaginando uno sviluppo di carriera che lo porti ad una retribuzione di 34.800 euro netti annui, la sua pensione Inps non andrà oltre i 10.900 euro, pari al 31,3% circa della sua ultima retribuzione: il gap previdenziale ammonterebbe al 68,7%, ovvero a 23.900 euro. Un secondo caso ipotizzato è quello di un artigiano di 30 anni con due anni di contributi versati e una retribuzione netta annua di 18 mila euro: dovrebbe andare in pensione nel giugno 2058 con 42 anni e 7 mesi di contributi versati. Nel momento in cui il suo ultimo reddito netto annuo fosse di 24.700 euro, l' assegno Inps ammonterebbe a 21.200 euro, pari all' 85% dell' ultima retribuzione (e con un conseguente gap previdenziale del 15%). Il terzo caso è invece quello di un avvocato di 30 anni con 7 anni di contributi versati a una retribuzione netta annua di 45 mila euro: con una crescita media dello sviluppo professionale, all' età pensionabile (dicembre 2045) la retribuzione salirebbe a 73.900 euro con un assegno Inps di 27.600 euro, pari al 37% dell' ultima retribuzione (e con una scopertura previdenziale quindi del 63%). Infine, e siamo al quarto esempio, un infermiere di 45 anni con 21 anni di contributi già versati e una retribuzione netta annua attuale di 30 mila euro. Immaginando che alla data di pensionamento (dicembre 2036), abbia maturato 40 anni e 1 mese di contributi e una retribuzione di 40.500 euro, la pensione Inps risulterebbe pari a 12.800 euro, il 31,6% dell' ultima retribuzione (il gap previdenziale sarebbe del 68,4%). COME COLMARE LE SCOPERTURE PENSIONISTICHE Per colmare il proprio gap previdenziale occorre innanzitutto sfruttare i vantaggi fiscali delle forme di previdenza integrativa e cioè fondi pensione e piani individuali di previdenza (pip) e le agevolazioni previste nei contratti integrativi tramite le quali ogni lavoratore che aderisce al proprio fondo pensione di categoria (in alcuni casi la convenzione è stipulata con fondi pensione aperti o «Pip») conferendo il nuovo Tfr ottiene un contributo gratuito aggiuntivo da parte del datore di lavoro compreso di solito tra l' uno e il due per cento della retribuzione annua: se, per esempio, la retribuzione annuale è di 20mila euro, tale bonus sarebbe tra 200 e 400 euro annui. Per quanto riguarda poi la tipologia di fondo da scegliere, in linea generale, vale il consiglio di investire in linee azionarie quando mancano 10 o più anni all' età pensionabile, per poi passare ad una linea bilanciata (quando mancano tra 10 e 5 anni), quindi ad una linea obbligazionaria (tra 5 e 3 anni) e ad un linea garantita (ultimi due tre anni) per non compromettere quanto accantonato nel tempo negli ultimi anni prima della pensione. QUANTO OCCORRE VERSARE Infine, per avere un' idea di quanto occorra versare per costruirsi una pensione di scorta, possiamo usare i quattro esempi del capitolo precedente. Il commercialista dovrebbe versare 6.500 euro annui in un fondo pensione (beneficiando di un risparmio fiscale annuo di 1.400 euro) per ricavare una pensione finale ai 10mila euro netti che, sommati ai 10.900 dell' Inps gli permetterebbero di raggiungere il 60% dell' ultima retribuzione. L' artigiano di 30 anni, invece, se volesse colmare del tutto il gap previdenziale, ritagliandosi una pensione di scorta di 3.500 euro netti, dovrebbe versare 2.650 euro all' anno (con un risparmio fiscale di 760 euro all' anno). L' avvocato quarantenne, se volesse arrivare al 70% dell' ultima retribuzione dovrebbe versare 25mila euro(con 2.200 euro di risparmio fiscale annuo) per ottenete una pensione di scorta di 24 mila euro. Infine. se l' infermiere desiderasse incassare una pensione complessiva (Inps + integrativa) pari a circa il 60% dell' ultima retribuzione dovrebbe provvedere a versare ogni anno 8 mila euro (che gli darebbero diritto ad un risparmio fiscale di 2050 euro all' anno) per avere una pensione di scorta di 10.900 euro. I RENDIMENTI FUTURI SARANNO PIÙ BASSI Da tenere conto, inoltre, che rispetto ai decenni passati, nei prossimi anni le attese per i rendimenti azionari e obbligazionari saranno inferiori. Tradotto in pratica, se negli anni tra il 1980 e i 2005 un investimento azionario ha reso in media il 7,2% nei prossimi anni si stima che possa attestarsi al 5% e quello in obbligazioni intorno al 2-3%. L' IMPORTANZA DI UN CONSULENTE Anche alla luce di questa considerazione, la presenza di un consulente di fiducia, che ci segua sia nella progettazione del piano previdenziale e sia, soprattutto, negli anni per adeguarlo alle esigenze personali e della famiglia, diventa di fondamentale importanza per ottimizzare il risultato finale. Questo perché negli anni possono cambiare le normative fiscali sulle forme di previdenza, possono crearsi situazioni particolari di mercato che incentivano ad aumentare l' esposizione in Borsa (magari dopo un prolungato periodo di ribassi come accaduto nel 2001 2003 e nel 2007 2009) oppure delinearsi altre specifiche opportunità.