Testata Corriere della Sera - Economia
Titolo WELFARE LE PMI RADDOPPIANO
Dopo un inizio un po' a rilento anche le piccole e medie imprese iniziano ad affacciarsi al mondo del welfare. Secondo il rapporto Welfare Index Pmi 2017 (l' iniziativa promossa da Generali Italia con la partecipazione di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni ed esperti dell' industria e del mondo accademico), il numero di pmi che ha introdotto politiche di welfare nel giro di un anno è praticamente raddoppiato passando dal 9,8% al 18,3% evidenziando una correlazione fra dimensioni aziendali e azioni di welfare: i tassi di iniziativa passano dal 23,7% nelle realtà con meno di 10 dipendenti al 72,4% di quelle che ne hanno fra i 101 e i 250. Rispetto a quanto riportato nel report, il principale fattore di successo nell' adozione delle misure di welfare è la conoscenza delle norme sulla opportunità fiscali e sugli strumenti: le due aziende su dieci ben informate sono infatti quelle più attive. Le alleanze e le reti d' impresa sono lo strumento che permette anche alle realtà di dimensioni minori di raggiungere la massa critica: nel 22% dei casi le aziende più attive si sono associate. Per supportare le imprese in questo percorso Generali Italia ha costituito la società di servizi di welfare integrato Generali Welion. Altri dati interessanti sono quelli emersi nel corso del recente convegno di Confartigianato, la più rappresentativa organizzazione italiana dell' artigianato e della micro e piccola impresa, dal titolo: «Per un nuovo welfare: da costo a opportunità per lo sviluppo». Secondo l' Osservatorio Mbs Consulting nel 2016 la spesa complessiva in welfare in Italia è stata di 666,6 miliardi di euro e le famiglie hanno contribuito per 109,3 miliardi (16,4% del totale, pari al 6,5% del Pil nazionale). Cifre importanti che diventerebbero ancora più rilevanti se a queste si aggiungesse la quota parte della domanda non soddisfatta a causa della crisi economica. «Il welfare costituisce un settore di grande peso economico su cui varrebbe la pena di investire sia sull' ovvio fronte della sicurezza sociale e della responsabilità sociale sia su quello del business - commenta Andrea Rapaccini partner Mbs Consulting -. Dati alla mano questa categoria vale due volte quanto gli italiani spendono per vestirsi, tre per il turismo e corrisponde al 70% della spesa alimentare». Considerazioni interessanti vengono anche se si osserva come si struttura il paniere: l' offerta pubblica dei servizi di welfare si focalizza sui bisogni primari (sanità, assistenza e istruzione) ma lascia scoperte alcune aree di bisogno alle quali spesso le famiglie rinunciano perché troppo onerose e che invece potrebbero essere soddisfatte dal welfare aziendale e costituire nuove ipotesi di impresa. Come la gestione dei figli , l' assistenza e i servizi per i familiari non autosufficienti, la cultura o lo sport. «Secondo queste evidenze - aggiunge ancora Rapaccini - sembra opportuno un cambiamento di prospettiva per traghettare il welfare da costo a investimento ragionando secondo una logica di Sistema Paese e superando la classica polemica fra statalisti e liberisti. A questo proposito i progetti di welfare di comunità gestiti per conto delle aziende associate da confederazioni e associazioni di imprese verrebbero incontro non soltanto agli interessi delle aziende e dei loro dipendenti, ma potrebbero contribuire alla costruzione di un modello misto di welfare pubblico e privato in cui organismi di rappresentanza e imprese dialogherebbero con regioni e comuni». È su questi presupposti che dal 2016 Confartigianato, ha avviato Progetto Nuovo Sociale che si propone di mettere in connessione i diversi attori del territorio in modo da generare valore sociale ed economico diffuso. Il servizio, realizzato in collaborazione con TreCuori, società di benefit, è partito nel settembre di quest' anno ed è già attivo in una trentina di province; in due mesi ha già coinvolto più di 100 aziende e altre 500 contano di aderire prossimamente.