Testata Corriere della Sera - Economia
Titolo Lavoro e tasse Bonomi: ascoltate il vento del nord
È partito alla grande Carlo Bonomi lo scorso giugno. Nella forma: discorso d' insediamento alla Scala di Milano (nessun presidente aveva mai «osato» entrare nel tempio sacro della musica milanese). Nella sostanza: il proposito di fare da catalizzatore alla voglia di cambiamento delle territoriali del Nord. Sono passati sei mesi e il presidente di Assolombarda continua a fare sul serio. A febbraio Confindustria presenterà a Verona le sue istanze alla politica in vista delle elezioni. Che ruolo avrà Assolombarda? «Lavoro e fisco. Ci stiamo impegnando seriamente su questi due temi, potremo dare un contributo importante. Sul lavoro, in particolare, abbiamo mobilitato teste ed energie per mettere a punto un Libro bianco. Dai tempi del "patto per il lavoro" di Marco Biagi, Milano è stata sempre l' avamposto delle innovazioni a livello nazionale in materia di lavoro. È arrivato il momento di riallacciare i fili che ci legano a quella eredità. Per febbraio saremo pronti e metteremo il nostro Libro Bianco sul Lavoro a disposizione del sistema». Sul fisco? « Anche su questo stiamo lavorando nella stessa ottica. Tutti possono dire che bisogna abbassare la pressione fiscale. Un altro discorso è presentare un progetto articolato di come andrebbe ridisegnato il fisco nel nostro Paese. Noi scegliamo questa seconda strada». Non dovrebbe essere il ruolo della politica? «La campagna elettorale è appena iniziata e già il confronto sfugge il merito dei problemi. La prossima primavera potremmo trovarci con uno scenario incerto e un governo difficile da formare. In questo contesto politico fragile la rappresentanza del mondo dell' impresa deve dare un messaggio forte: se la politica non dovesse mostrarsi all' altezza, il Paese lo porteremo avanti noi. Anche per quanto riguarda il contributo delle idee. E attenzione: faremo proposte che tengano conto del bene comune, non da sindacato di parte». Dopo il Jobs Act c' è ancora bisogno di mettere mano alla normativa sul lavoro? «Il Jobs Act è stato certamente una novità positiva. Ma non basta. L' organizzazione del lavoro e della produzione stanno radicalmente cambiando sotto la spinta della quarta rivoluzione industriale. E poi bisogna cambiare metodo: come Paese dobbiamo decidere dove vogliamo essere tra dieci anni e poi metterci a lavorare per raggiungere il traguardo». A Milano ci avete provato con Ema. Ma non è andata bene. «A Milano siamo capaci di spenderci per un obiettivo in maniera coesa. Siamo anche bravi a non scoraggiarci e a trovare nuove mete in tempi brevi. È vero che non abbiamo conquistato l' Agenzia europea del farmaco ma quella su Ema non è una sconfitta: ricordo che abbiamo perso per un sorteggio. Ancora una volta l' area ampia che sta attorno a Milano ha dimostrato di essere competitiva a livello internazionale». Martedì 28 novembre si tiene a Milano la seconda tappa del tour di ascolto del presidente di Confindustria nei territori. Cosa gli direte? «Come ripete spesso Vincenzo Boccia, la prima istanza è che non vengano smontate dal prossimo governo le riforme positive fatte fino a qui. Oltre che su lavoro e fisco, daremo un contributo sui temi che ci riguardano più da vicino: a partire dalla ricerca scientifica e tecnologica. In Lombardia brevettiamo più dei tedeschi. Le assise possono essere anche una occasione di ripensamento del nostro sistema. Detto questo, dopo lo stop forzato dovuto alla crisi, il Nord vuole tornare a correre e stare al passo degli altri territori europei più avanzati. Siamo in partita, abbiamo bisogno di un Paese che ci permetta di giocare». Sta parlando di Milano o del Nord ? « Sto parlando del Nord. Che deve avere il coraggio di prendersi una leadership e darsi una direzione per crescere. Il nostro distretto di fatto coincide con tutto il territorio che va da Bologna in su. Rallentare chi tira la squadra non serve a nessuno. E le esigenze sono molto simili da Torino fino a Trieste». La Cgil prepara proteste sui territori in materia di pensioni. Che ne pensa? «Ne penso male. In questa fase preelettorale e di ripartenza dell' economia più che mai il Paese ha bisogno di corpi intermedi responsabili. Non è da oggi che l' età della pensione è stata agganciata all' aspettativa di vita. Certo le regole possono essere ripensate. Ma non è questo il modo».