Testata Corriere della Sera - Economia
Titolo SOLE A CATINELLE NELLE NOSTRE CASE
Il mercato italiano del solare ha rialzato la testa. Con quasi 38mila impianti fotovoltaici installati nei primi dieci mesi di quest' anno, per una potenza di 353 megawatt, dovremmo superare agevolmente i 382 megawatt connessi nel 2016, in base ai dati del sistema Gaudì di Terna. A trainare è sempre il settore domestico: i soli impianti sotto i 6 kilowatt pesano per oltre il 76% del totale. E sempre più spesso sono dotati di batteria: l' 11% degli impianti installati quest' anno ha anche l' accumulo, per sfruttare appieno l' autoproduzione. Anche la generazione elettrica da solare aumenta: dei quasi 266 terawattora di energia elettrica consumati in Italia nei primi dieci mesi dell' anno (sempre in base ai dati di Terna), l' 8,6% è stato coperto dal fotovoltaico, che è cresciuto di 2,9 terawattora rispetto al 2016. L' idroelettrico, invece, ha soddisfatto soltanto il 12,4% della domanda nazionale, contro il 14,4% dell' anno scorso. Nei primi 10 mesi del 2017 il fotovoltaico ha rappresentato il 25,6% di tutta la produzione da fonti rinnovabili, avvicinandosi lentamente all' idroelettrico, che è al 37,1% (era al 40,9% nel 2016 e al 49,5% nel 2014). Il solare italiano, però, corre ancora con il freno tirato rispetto alle potenzialità e agli obiettivi della nuova Strategia energetica nazionale, che punta a una produzione solare di oltre 60 terawattora all' anno nel 2030, oltre il doppio dei 25-27 attuali. Per raggiungerla, in base ai calcoli del Kyoto Club, bisognerebbe moltiplicare quasi per dieci, fino a 3 mila megawatt, le installazioni annuali di fotovoltaico. «Il mercato è dinamico, ma potrebbe esserlo molto di più con un adeguamento delle regole, che adesso non favoriscono la crescita delle fonti rinnovabili, ma sono fortemente orientate a privilegiare le centrali alimentate a fonti fossili», sostiene Diego Percopo,amministratore delegato di Ef Solare. La joint venture paritetica fra Enel Green Power e il fondo infrastrutturale F2i è ormai saldamente al primo posto fra gli operatori solari nazionali, con un parco fotovoltaico di oltre 400 megawatt dopo la recente acquisizione di altri dieci impianti per 24 megawatt da Solangia. Ef Solare è il principale attore nel processo di consolidamento del frammentatissimo parco fotovoltaico nazionale, ma non è certo l' unico. Con l' acquisizione degli 89 megawatt fotovoltaici di ForVei, anche Erg è entrata da pochi giorni nel mercato secondario del solare italiano. Il gruppo della famiglia Garrone ha aggiunto un importante tassello alla strategia di diversificazione tecnologica che l' ha portato a sbarcare già nel 2006 nelle rinnovabili. Il pezzo forte di questo mercato è il numero due italiano Rtr, controllato dal fondo britannico Terra Firma, con un portafoglio di 332 megawatt. «Siamo interessati al parco solare di Rtr, che però non è ufficialmente in vendita», commenta Percopo. Le voci sulla fusione dei primi due operatori italiani, che porterebbe Ef Solare a superare i 700 megawatt di potenza, circolano da tempo, ma restano per ora solo rumors. «La crescita dimensionale non è solo nei nostri interessi, dovrebbe essere anche nell' interesse del Paese - nota Percopo -. L' Italia ha realizzato un parco fotovoltaico ragguardevole e ora rischia di vederlo andare in rovina, se non ci saranno operatori con le spalle larghe che si facciano carico della manutenzione e della digitalizzazione degli impianti, per renderli sempre più efficienti». Al momento questo interesse non si vede, a giudicare dalle normative penalizzanti, tanto che Ef Solare sta prendendo addirittura in considerazione di ridurre i propri obiettivi di crescita, per ora fissati a 1000 megawatt nel 2020. «È un target molto ambizioso, che potremmo rivedere al ribasso se le regole rimarranno queste - dice Percopo -. Chi acquista un parco fotovoltaico oggi corre un rischio altissimo: quello di dover restituire cifre enormi allo Stato, nel caso in cui vengano alla luce errori formali anche minimi nella registrazione dell' impianto al Gse, su cui è basata la concessione degli incentivi». Il Gestore, infatti, ha il potere d' interrompere l' erogazione degli incentivi concessi e di richiedere in più la restituzione di quelli già erogati, «con una sperequazione enorme fra la gravità delle eventuali irregolarità e la sanzione». In questo modo qualunque acquisizione diventa una roulette russa e per questo motivo gli operatori del settore stanno procedendo con i piedi di piombo.