Testata Italia Oggi
Titolo Professioni per l' Europa
Un manifesto per creare professionisti uguali a livello europeo. Il progetto è stato presentato ieri a Roma, in Campidoglio, nel corso della riunione straordinaria del III Gruppo del Comitato economico e sociale europeo (Cese) dal titolo «Le libere professioni. Una leva per lo sviluppo dell' Europa». Un manifesto che, come illustra Arno Metzier, vicepresidente del Gruppo III del Cese, «contribuisca a una migliore definizione delle libere professioni», che definisca compiti e offra gli strumenti necessari per «sfruttare le nuove opportunità informatiche». Uno strumento necessario perché, come spiega Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale, «nell' Unione europea è in atto un confronto-scontro tra diritti e interessi nel quale le libere professioni rischiano di finire stritolati». A Roma, quindi, il Cese ha cercato di «porre le basi per una definizione dei valori condivisi» delle libere professioni». I numeri che riguardano le libere professioni nella loro dimensione internazionale sono imponenti. Ricorda Luca Jahier, presidente del gruppo III del Cese che le categorie delle libere professioni producono il 12% del pil europeo, rappresentando un settore che non ha subito la crisi che ha investito l' Europa in questi anni, con l' eccezione di un lieve calo nel 2009 subito recuperato nel 2010. Numeri enormi dietro i quali c' è un problema: «La definizione e la classificazione diverse secondo i singoli stati creano enormi difficoltà alle categorie professionali», avverte Jahier. Ecco perché «le libere professioni devono darsi una definizione comune per acquisire forza e incidere sul futuro dell' Europa». Una base di partenza è definire libere professioni quelle che «richiedono lavoro di intelletto, vincolati all' impegno di lavorare in maniera indipendente e responsabile e all' obbligo di rappresentare gli interessi dei propri committenti e della collettività», e devono essere «tenute al rispetto di una precisa deontologia professionale, nonché obbligate a tutelare gli interessi del committente e in pari tempo a svolgere un pubblico servizio». Così si possono immaginare «le professioni liberali come elemento chiave per lo sviluppo dell' Unione europea», come si intitola la riunione presieduta da Marina Calderone, presidente del consiglio nazionale dell' ordine dei Consulenti del lavoro nonché membro del Gruppo III del Cese. Nella nota con la quale il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, annunciava giovedì la partecipazione, poi disdetta all' appuntamento in Campidoglio, si sottolineava che è necessario «porre l' accento su una serie di ulteriori misure e iniziative, rispetto alle quali l' Italia è in prima linea, che ci permettono di raggiungere traguardi ancora più ambiziosi». Tema sul quale la Farnesina chiede una riflessione è quello, tra i tanti, «dell' accesso al credito, viste le grandi difficoltà che incontrano i giovani professionisti». Attraverso un messaggio Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, ha sottolineato che «il prossimo bilancio dell' Unione dovrà tenere conto delle esigenze delle libere professioni» e in questa ottica ha annunciato l' intenzione di organizzare a Bruxelles, agli inizi del 2018, una tavola rotonda per «fare emergere l' importanza delle libere professioni nel rafforzare la competitività della nostra economia». Per il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, è in Europa il campo di gioco migliore dove «conquistare fiducia rispetto alla costruzione del futuro». Futuro nel quale non deve esserci spazio per «bugie» e «illusioni» come quelle che innescano quanti promettono di «poter riportare le cose al periodo pre-crisi».