Testata Il Mattino
Titolo Quote rosa, meno bidelle più magistrati e dirigenti
ROMA. C' è chi sale e c' è chi scende anche tra i lavori con più disparità tra uomo e donna. E allora si scopre che dal 2013 si è praticamente dimezzata la «disparità», che pure rimane, tra i politici, i magistrati e i dirigenti statali (per l' esattezza, il tasso è passato dal 23,3 per cento al 14,4 per cento, contro la media complessiva del 9,9 per cento), tanto da far scendere la categoria in fondo alla classifica. A sorpresa, sono invece aumentate le differenze nel settore del «commercio e dei servizi», una categoria assente nella rilevazione effettuata nel 2013. Insomma, in pochi anni si sono perse «quote rosa» tra i commessi e gli uscieri, tra i camerieri d' albergo, gli addetti alle pulizie e i lavapiatti, ma anche tra gli operatori ecologici, i bidelli e i portantini. Mentre si confermano nella top ten delle disparità, sergenti e marescialli delle forze armate con un tasso pari al 99,4 per cento: come dire che in questo caso non c' è traccia di una donna. Sono solo alcune delle curiosità che emergono dalla fotografia allegata al decreto interministeriale appena approvato che individua puntualmente, dati Istat alla mano, i settori meno rappresentati dalle donne e che dunque possono sfruttare nel 2018 uno dei bonus assunzioni introdotti dalla legge Fornero (la numero 92 varata già cinque anni fa, nel 2012). Va da sé, però, che all' interno della classifica non possano usufruire degli incentivi i lavoratori pubblici. Scorrendo la tabella risulta dunque che tra le professioni «maglia nera», ovvero con un tasso di «disparità» superiore al 90 per cento, quindi dieci volte la media complessiva del 2016 (pari al 9,9 per cento) ci sono anche i tassisti, gli autisti e i camionisti. Poi, a seguire gli ufficiali delle forze armate, e ancora gli operai addetti alle costruzioni e al mantenimento di strutture edili, che superano così nella classifica le truppe delle forze armate. Se la cavano un po' meglio gli agricoltori, gli allevatori, i forestali e i pescatori specializzati, più o meno allineati con i tecnici informatici e scientifici, oppure con gli operai che lavorano nelle fabbriche e, in particolare, alle catene di montaggio. Anche tra gli imprenditori, a farla da padrone sono gli uomini (con quasi l' 84 per cento delle presenze, ben oltre la maggioranza) e poco sopra il personale non qualificato che guadagna lo stipendio, lavorando nelle cave e nelle miniere. Subito dopo ci sono gli ingegneri e gli architetti (donne soltanto per il 18,2 per cento del totale), ma se non altro c' è stato un miglioramento dal 2013, registrato nella rilevazione appena ultimata. Con un tasso di disparità tra il 50 per cento e il 40 per cento si trovano, anche gli specialisti in discipline scientifiche come chimica e fisica, i braccianti agricoli, oppure i vasai, e i riparatori di protesi e più in generale gli artigiani specializzati e addetti a lavori di alta precisione. Per le categorie specializzate dell' abbigliamento e dello spettacolo, invece, le differenze sono un po' meno marcate (la presenza femminile arriva al 36,8 per cento). Ben distanziate e in coda alla classifica ci sono, infine, gli operatori del commercio e dei servizi, come commessi e camerieri. Soltanto a questo punto spuntano in coda i politici e i magistrati, anche quelli che hanno fatto maggiori progressi negli anni in fatto di «quote rosa» evidentemente. E questo per effetto delle leggi approvate, nel corso degli anni, per arrivare alla parità di genere nelle aule della politica. © RIPRODUZIONE RISERVATA.