Testata Italia Oggi Sette
Titolo Battaglia vinta per 2,3 milioni
Soddisfazione per aver vinto una «battaglia di legalità». E per aver ottenuto dalle forze politiche (nessuna esclusa, coprendo così l' intero arco parlamentare) adeguata attenzione ai bisogni e alle speranze di un «esercito» di 2,3 milioni di lavoratori autonomi, in grado di generare «l' 11% del prodotto interno lordo». È in questo modo che il Comitato unitario delle professioni (Cup) e la Rete delle professioni tecniche (Rtp), guidati da Marina Calderone e Armando Zambrano, hanno salutato il varo conclusivo della norma sull' equo compenso per le prestazioni professionali, inserita nel decreto fiscale collegato alla legge di bilancio per il 2018, in corso di pubblicazione in Gazzetta ufficiale. La notizia dell' approvazione del provvedimento è arrivata giovedì scorso quando volgeva al termine la manifestazione che i vertici degli Ordini avevano indetto al teatro Brancaccio di Roma sia per rivendicare il «diritto» ad avere soglie di remunerazione al di sotto delle quali non sarà possibile scendere per quantificare un servizio (principio applicabile pure alla pubblica amministrazione, committente di «peso» per una consistente fetta di lavoratori), sia per presentare l' alleanza «Professionisti per l' Italia», organismo aperto, oltre che agli Ordini, a Casse di previdenza private e associazioni di lavoratori indipendenti non regolamentati (disciplinati dalla legge 4/2013). Un traguardo, quello dell' equo compenso inserito nell' ordinamento, che non era scontato venisse raggiunto: dall' entrata in vigore della legge 248/2006 che determinò l' abrogazione delle disposizioni che prevedono «l' obbligatorietà di tariffe fisse, o minime», la galassia delle professioni ha messo in evidenza gli effetti (ritenuti nefasti) delle liberalizzazioni sia sulla qualità delle prestazioni (essendo stato favorito l' abbassamento progressivo dei prezzi), sia sui redditi, già colpiti dalla crisi economica. Non ha invocato, come sottolineato da Calderone, «un ritorno al passato», ossia alle tariffe, ma ha posto all' attenzione delle istituzioni, da oltre un decennio, l' urgenza di piantare dei «paletti» per garantire una remunerazione dignitosa (come si legge nell' articolo 36 della Costituzione), «proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro» svolto. Nel luglio scorso, il presidente della commissione lavoro del senato, Maurizio Sacconi (Epi), ha presentato un disegno di legge per fissare soglie di equo pagamento per le prestazioni sulla base dei parametri emessi dai ministeri vigilanti degli stessi Ordini; a seguire, il testo è stato modificato inglobando le categorie associative (per i cui compensi da stabilire si rimandava a «quegli usi che il ministero dello sviluppo economico può rilevare, attraverso il sistema camerale»), impostazione che caratterizzava pure l' iniziativa legislativa dell' omologo presidente dell' XI commissione della camera, Cesare Damiano (Pd). A seguire, però, percorsi parlamentari più veloci, nelle scorse settimane, li hanno avuti i provvedimenti per l' equo compenso dei soli avvocati nel contenzioso con banche, assicurazioni e grandi imprese del deputato Giuseppe Berretta (Pd) e del ministro della giustizia Andrea Orlando: il titolare del dicastero di via Arenula ha fatto confluire le sue norme prima nella legge di bilancio (ma il testo è stato stralciato dalla commissione bilancio di palazzo Madama), poi nel decreto fiscale collegato alla medesima manovra economica. L' interessamento di molteplici esponenti politici, però (oltre ai citati ex ministri del welfare, a prendersene carico son stati, fra gli altri, la responsabile lavoro del Pd Chiara Gribaudo, il sottosegretario alla giustizia Federica Chiavaroli e la deputata di Si Serena Pellegrino), ha fatto sì che la misura venisse allargata a tutte le categorie professionali. Quando la strada appariva spianata, tuttavia, a gettar «chiodi» per sgonfiare le «gomme» della norma è stata l' Antitrust: in un parere (non vincolante) a governo e parlamento del 27 novembre scorso, l' Autorità garante per la concorrenza ha bocciato l' intervento, sostenendo che, di fatto, «reintroduce le tariffe». E che dalla sua approvazione i primi a trarre svantaggi sarebbero stati i giovani professionisti. Una «bacchettata» che non ha compromesso il via libera finale. Compiaciuto il presidente del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin, secondo cui la politica «ha dimostrato di saper ascoltare e difendere il lavoro autonomo», che è «una risorsa», mentre per il numero uno dei commercialisti Massimo Miani è stata conseguita una «tappa importante», che non agisce da «freno» nei confronti della concorrenza. © Riproduzione riservata.