Testata Affari & Finanza
Titolo Industria 4.0, si marcia uniti "La formazione è la priorità"
"PRIMA DI TUTTO SPENDERE IN SPAZI, STRUMENTI E LABORATORI PER GLI ISTITUTI TECNICI SUPERIORI", DICE STEFANO FIRPO (MISE) "GLI ABBIAMO DESTINATO 50 MILIONI, QUADRUPLICANDO LE RISORSE A DISPOSIZIONE" ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA IN LINEA CON LA STRATEGIA Andrea Frollà Milano I l primo tagliando al piano nazionale per la quarta rivoluzione industriale ha convinto tutti senza soddisfare pienamente nessuno. Ma stavolta non c' è di mezzo l' acqua tirata al proprio mulino, lo scarico delle colpe sugli altri o qualcosa di simile, bensì un' insoddisfazione positiva perché proiettata sia a sostenere ulteriormente la ripresa degli investimenti tecnologici, sia a dare una scossa definitiva alla formazione. Questa è l' ennesima dimostrazione di quanto il piano industria 4.0, poi mutato in impresa 4.0, sia riuscito a mettere su un' unica nave tutti i marinai necessari e a farli remare nella stessa direzione. Pure lo scetticismo che ha inizialmente accompagnato tutto questo fare squadra è ormai sparito, complice l' intensa opera di sensibilizzazione portata avanti da Governo, istituzioni, imprese, università, associazioni, centri di ricerca e altri soggetti. Non c' è però troppo tempo per la conta dei meriti, visto che c' è ancora molto da fare a detta di tutti. A partire dal Governo: «Siamo riusciti a smuovere la barca italiana con un piano di politica economica e industriale di cui abbiamo fatto l' asse portante delle ultime due leggi di bilancio. La leva fiscale è stata determinante e la risposta delle imprese c' è stata ma - puntualizza subito Stefano Firpo, direttore generale per la politica industriale, la competitività e le Pmi del Mise - dobbiamo renderla sostenibile nel tempo. Continueremo quindi a supportare lo sviluppo tecnologico, però ora è necessario costruire e diffondere le competenze». Il dg del ministero sottolinea l' introduzione in via sperimentale del credito alla formazione on the job («puntiamo a formalizzarla entro i primi mesi del 2018») e rimarca la vera sfida: «Ci stiamo impegnando al massimo per il potenziamento della formazione terziaria professionalizzante, che da noi conta circa 7mila persone formate ogni anno contro le oltre 600mila di Francia e Germania. La priorità è investire sugli istituti tecnici superiori - avverte Firpo - anche perché parliamo di oltre 90 realtà che garantiscono tassi di successo dell' 85% nella ricerca di lavoro entro sei mesi». Nella Legge di Bilancio 2018 sono stati dunque inseriti 50 milioni di euro di budget triennale per gli Its, quadruplicando le risorse a disposizione. «Dobbiamo raddoppiare la capacità formativa, valutare l' apertura di nuove strutture e dotare gli spazi di strumenti e laboratori adeguati. Abbiamo un' urgenza di specializzare le nuove generazioni sull' industria 4.0», sostiene Firpo che torna poi sulla componente fiscale sottolineando l' importanza di far conoscere le carte del mazzo: «Non abbiamo un problema di complessità degli strumenti fiscali, ma di conoscenza delle opportunità offerte dalla tecnologia. L' obiettivo è creare una rete capillare di centri per il trasferimento tecnologico e su questo stiamo ricevendo il supporto delle associazioni». Nelle intenzioni del Governo sarà dunque ancora il mix di incentivi fiscali e formazione a fare la differenza, seppur con uno spostamento deciso verso il secondo fattore. Una visione condivisa dalle associazioni di categoria che, come il Governo, non amano perdersi in troppi elogi. «Il piano 4.0 è stato un ottimo esempio di collaborazione pubblico-privata, ma siamo solo agli inizi. Le misure di supporto e il grande lavoro fatto per i territori hanno favorito un interesse per il digitale come fattore di competitività, non come mera acquisizione di tecnologia - spiega Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale, a poche ore dalla nascita del Digital Innovation Hub Sicilia (il 18° in tutta Italia) - Ci siamo però accorti di un' Italia a due facce, con poche aziende straordinariamente virtuose. La sfida è raggiungere tutte le Pmi del nostro Paese, perché gli ordinativi di macchinari e robot sono aumentati ma non dimentichiamoci l' enorme gap digitale con il resto dell' Europa ». Il numero uno della federazione, che giudica positivamente la conferma e il rafforzamento di alcune misure (su tutte il credito d' imposta per la formazione e il supporto agli istituti tecnici), invita però a non abbassare la guardia: «La mia priorità è che la tensione non cali: dobbiamo avere un' ossessione per l' attuazione, specialmente sul versante delle competenze, ed evitare che la fase elettorale rimetta il tema della trasformazione digitale delle imprese nella retroguardia. Non siamo di fronte di al programma del mese, ma al ridisegno della nostra economia». A giudicare positivamente il primo anno di impresa 4.0 è anche la Confederazione nazionale dell' artigianato e della piccola e media impresa (Cna), che chiede però un' armonizzazione temporale a misura di Pmi: «Abbiamo apprezzato le finalità e le modalità d' intervento, ma è assolutamente necessario ampliare il periodo di riferimento. Le misure andrebbero agganciate all' arco temporale del credito d' imposta alla ricerca, che prevede un intervento sul quadriennio 2017-2020, per offrire alle imprese, specialmente a quelle di minori dimensioni, un quadro certo e adeguato per programmare gli investimenti - sostiene il presidente Daniele Vaccarino - Nel complesso servono misure chiare, stabili e facilmente fruibili anche dalle Pmi». L' importanza di estendere definitivamente la partita 4.0 a tutto il tessuto produttivo viene sottolineata pure dalla Confederazione italiana della piccola e media industria privata: «Molti dei nostri imprenditori hanno accettato la sfida e stanno investendo - commenta il presidente Maurizio Casasco pur lamentando l' assenza di Confapi dal tavolo di regia Mise - Stiamo vivendo una trasformazione anche culturale dei processi produttivi, che richiede nuove competenze professionali e un nuovo modo di fare impresa. Dobbiamo favorire l' ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e una formazione professionale adeguata a chi già lavora». © RIPRODUZIONE RISERVATA Le previsioni per l' economia italiana indicano un' ascesa del Pil dell' 1,4% il prossimo anno rispetto al +1,5% previsto per l' anno che si avvia alla fine Il mercato dell' Ict in Italia dovrebbe raggiungere nel 2018 i 30.545 milioni di euro, in crescita del 3,5% rispetto all' anno precedente.