Testata Corriere della Sera - Economia
Titolo L'EQUO COMPENSO È UN FAVORE AI «BARONI»
Il confronto è serrato da mesi. E anche adesso che l' equo compenso sembra essere arrivato in porto, sono numerose e convinte le voci di dissenso all' interno del mondo dei professionisti. In particolare rimane veemente la voce di protesta delle nuove generazioni dei professionisti. Come se l' equo compenso rappresenti il detonatore in grado di far deflagrare lo scontro generazionale che tra i professionisti serpeggia da diversi anni. «Le scene di giubilo per l' approvazione della legge - afferma Roberto Orlandi, presidente degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati - dimostrano che l' equo compenso in realtà rappresenta la passerella per il ritorno alle "tariffe minime" obbligatorie. A quella specie di rendita di posizione che, in qualche modo, poteva funzionare negli anni 60, quando i professionisti erano alcune centinaia di migliaia e l' economia tirava, ma che non può funzionare oggi dove l' economia deve ancora risalire la china ed il numero degli iscritti negli Albi ha superato i 2,3 milioni di iscritti». Il miglioramento dello scenario economico, e una maggiore concorrenza tra professionisti, avrebbe portato la categoria fuori dal tunnel, secondo il presidente degli agrotecnici, invece la definizione di un equo compenso potrebbe indebolire la concorrenza interna. «Va detto con forza - ribadisce Orlandi - che le prime vittime dell' eventuale ritorno delle tariffe minime, ancorché pudicamente vestite da equo compenso, saranno inevitabilmente i giovani; del resto il problema di un giovane professionista non è mai stato quello del compenso da concordare con il cliente, quanto piuttosto il fatto di farsi pagare dal proprio dominus , dal titolare più anziano e con robuste relazioni, nel cui studio volente o nolente doveva restare per anni». Esistono poi i nodi relativi ai compensi nei bandi con la pubblica amministrazione: una garanzia contro il massimo ribasso che ha portato al paradosso del compenso a un euro già formulato in qualche bando di aggiudicazione. «Nella parte relativa alla pubblica amministrazione non siamo in presenza di una norma, ma di un ossimoro - avverte il presidente degli agrotecnici -. Nell' arco di poche righe il legislatore riesce ad affermare che il "compenso deve essere proporzionato alla qualità e quantità del lavoro svolto" ma ciò non deve produrre "maggiori oneri a carico della finanza pubblica". Come mai si potrà fare a pagare di più un professionista spendendo gli stessi soldi? ». Da mesi divampa lo scontro sull' equo compenso (che ha coinvolto anche i lavoratori autonomi capeggiati dal Colap) ma sono in tanti a chiedersi perché non si parli di tanti altri problemi che sono sul tavolo. «La lista è lunga - aggiunge Orlando -. L' imposizione di continui e spesso inutili adempimenti come la formazione obbligatoria disgiunta da ogni reale necessità, l' assicurazione obbligatoria, l' obbligo del Pos anche se si emettono poche fatture nell' anno. Lo split payment , cioè il mancato incasso dell' Iva esposta in fattura, con futuri effetti economicamente devastanti per i professionisti che operano prevalentemente per la pubblica amministrazione i quali, essendo già soggetti alla ritenuta d' acconto alla fonte, vedranno decurtata la somma effettivamente loro pagata, rispetto a quella esposta in fattura, di oltre il 34%. Questi temi, però, non sono oggetto di confronto né la politica li affronterà. Nemmeno in campagna elettorale: ci hanno già concesso l' equo compenso, che altro mai possiamo pretendere?».