Testata Il Fatto Quotidiano
Titolo Processo Eternit, la Cassazione conferma: è omicidio colposo e non volontario
Le speranze si affievoliscono. L' amarezza aumenta. La prescrizione è sempre più vicina e potrebbe negare ancora una volta un po' di giustizia alle tante vittime dell' Eternit. Ieri la Cassazione ha dichiarato inammissibile i ricorsi della procura generale e della procura di Torino contro la sentenza del 29 novembre 2016 con cui il maxi-processo Eternit bis contro Stephan Schmidheiny, magnate svizzero ultimo proprietario dell' azienda di Casale Monferrato, è stato ridimensionato e scomposto in quattro parti. Dall' accusa di omicidio volontario si è passati a quella di omicidio colposo, con pene più lievi e tempi di prescrizione più brevi. A occuparsi dei 255 casi saranno il tribunale di Vercelli (243 le vittime dell' area di Casale Monferrato, la più colpita), quello di Napoli (otto vittime), Torino e Reggio Emilia (due casi ciascuno). Una speranza, però, resta ancora: la Cassazione non ha bocciato i ricorsi nel merito, ma non li ha ammessi per vizi formali. "Avevamo eccepito l' inammissibilità dei ricorsi e la Corte ha deciso in questa direzione", ha commentato il professor Astolfo Di Amato, difensore di Schmidheiny. Qualche pm potrebbe quindi contestare l' omicidio volontario nel corso dei processi. D' altronde la procura di Torino aveva formulato questa ipotesi di reato perché, nonostante la prescrizione, dalla sentenza della Cassazione sul primo processo Eternit erano emersi alcuni punti fermi, come il dolo di Schmidheiny nel commettere il disastro ambientale caduto e la consapevolezza che le fibre di asbesto fossero cancerogene e mortali, informazioni nascoste ai loro lavoratori. Insomma, non un semplice incidente sul lavoro. "La colpa cosciente è comunque un reato grave che comporta una pena rilevante, come nel caso Thyssen", spiegava ieri Raffaele Guariniello, l' ex pm di Torino che ha condotto per anni le inchieste sull' Eternit impostando anche questo secondo processo insieme al sostituto procuratore Gianfranco Colace. Secondo l' ex magistrato "il processo Eternit non è affatto chiuso, se ne faranno quattro da parte di quattro procure diverse". A Reggio Emilia e a Vercelli, però, non si è ancora arrivati in tribunale. A Vercelli, dove è stato trasferito il troncone principale, mancano i mezzi: "Questo ufficio non si tira certo indietro", commenta il procuratore capo Pier Luigi Pianta. Difficile però che i casalesi, a lungo in lotta per dare giustizia ai loro defunti, nutrano ancora speranze: "Questo diritto sembra sempre più difendere i potenti anziché i deboli", osserva la sindaca, Titti Palazzetti. "Neanche di fronte a questo ci fermeremo", ribatte invece Giuliana Busto, presidente dell' Associazione familiari vittime amianto di Casale. Alcuni avvocati non demordono: "Alla prossima udienza davanti al Tribunale di Torino presenteremo nuove denunce per altri casi di morte e malattia dovuta all' amianto", annuncia Ezio Bonanni. "Rimane aperta la strada delle cause civili affinché i familiari delle vittime dell' amianto possano avere un risarcimento", aggiunge l' avvocato Marco Gatti, che difende il Comune di Casale Monferrato.