Testata Il Fatto Quotidiano
Titolo Gli orchi dei rifiuti: "I bambini stanno male? E muoiano!"
Gli occhi bruciavano e non poco. Anzi lacrimavano proprio. I bambini se ne sono lamentati più volte. Colpa forse di quella discarica non tanto distante dalla loro scuola che sta nel nord Italia. Gli insegnanti fanno il punto e se ne lamentano con il titolare. Insomma denunciano la cosa. Quella discarica che dovrebbe trattare rifiuti normali, tratta invece sostanze tossiche. La voce arriva così al titolare della discarica, che conosce il giro dentro al quale si è cacciato e avverte i vertici dell' organizzazione, i quali reagiscono da par loro. I soldi contano, il resto no. Questa la prefazione. Il resto sta nelle intercettazioni choc messa agli atti dell' inchiesta della Dda di Firenze su un traffico milionario di rifiuti tossici, gestiti con la testa in provincia di Livorno e tentacoli in tutta Italia. Torniamo allora a quelle lamentele che producono, fortunatamente, lo stop della discarica e la reazione indignata degli indagati. Dice, intercettato, uno di loro: "Ci mancavano i bambini che vanno all' ospedale, che muoiano i bambini!". Un altro esclama, mentre in sottofondo si sente una donna ridere: "Perché poverini!". Quello, con marcato accento toscano, prosegue: "Deh i bambini che muoiono. M' importa una sega dei bambini che muoiono e si sentono male". E ancora: "Io proprio scaricherei in mezzo alla strada i rifiuti". Poco altro da dire, naturalmente. Il resto è un' inchiesta monster, iniziata nel 2015 e chiusa, ma solo in una prima parte, ieri e per un motivo preciso: questione di sicurezza per i cittadini. "In questi anni - confida un investigatore - abbiamo censito centinaia di tonnellate, a un certo punto abbiamo detto basta, perché ne andava della sicurezza della popolazione". Certo perché su un carico, dieci passano e non si sa poi dove vengono stoccati. Le intercettazioni sono chiare. Chi riceve quei rifiuti è consapevole e preoccupato dice: "Se nelle plastiche ci metti gli acidi, ci metti le stronzate, io il materiale così non lo posso lavorare". La conta parziale, dunque è questa: sei persone ai domiciliari e altrettante denunciate, 50 indagati e diverse aziende sequestrate. Un' operazione imponente che sorprende anche per un' altra questione: qui non c' è mafia, nessun clan, eppure i protagonisti di questa associazione a delinquere hanno agito con metodi e modi mafiosi. Sia chiaro nessuna aggravante contestata. Ma è lo scenario che inquieta. Tanto più, fa notare il pm nella sua richiesta di arresto, che alcuni di loro avevano contatti all' interno delle istituzioni. Insomma, spioni. Si legge a pagina 45 dell' ordinanza: "Uno dei meccanismi di autotutela dell' organizzazione è quello di fare pressioni su soggetti legati alle istituzioni per indurli a captare notizie utili su eventuali indagini". Il resto sono due aziende del Livornese, la Lonzi e la Rari che facevano da camera di compensazione per i rifiuti pericolosi. Li ricevevano, li truccavano, anche con artifizi amministrativi, da rifiuti non speciali e li inviavano in varie discarica. Tra queste una di Rosignano e una di Piombino. E poi altre, ad esempio quella top secret del nord Italia a due passi dalla scuola. Il giro d' affari era milionario. Contabilizzati fino a ieri in 26 milioni di euro per 200 mila tonnellate stoccate abusivamente tra il 2015 e il 2016. Questo perché veniva elusa l' Ecotassa che prevede oltre 10 euro per un tonnellata di speciale e 2 per i rifiuti normali. E così, capitava, che quintali di toner tossici venissero triturati ed esplodevano. L' odore andava coperto. Per questo in un' intercettazione, uno degli associati chiede: "Domani uno non troppo chanel". Chiosa il giudice: "Con chiaro riferimento alle caratteristiche olfattive dei rifiuti". "Ma non è finita - spiega sempre una fonte investigativa -, in questi anni abbiamo visto di tutto, l' indagine è arrivata a livelli molto alti e le assicuro che la vicenda dei bambini non è la peggiore". Ma su questo bisogna calare un grosso omissis, in attesa delle prossime puntate.