Testata Italia Oggi
Titolo Il cambiamento climatico taglierà il reddito medio
Il cambiamento climatico previsto a breve termine (2030-2040) avrà effetti sulla riduzione del reddito netto medio per alcune tipologie di aziende agro-zootecniche compreso tra il 5 e il 13%, spesso superiore ai margini economici di sostenibilità dell' impresa. È quanto emerso da «Agricoltura e cambiamenti climatici: sfide e opportunità», convegno organizzato dal Nucleo di ricerca per la desertificazione dell' Università di Sassari durante il quale sono stati presentati i risultati delle ricerche realizzate dalla partnership italiana del progetto europeo Macsur (Modelling european agriculture for food security with climate change) con le analisi condotte su sette casi di studio in tutta Italia. «Dai nostri risultati viene fuori che la probabilità di verificarsi di ondate di calore potenzialmente dannose per i bovini da latte passa da 1 anno su 20 anni a 1 anno su 2 anni, quindi aumenta enormemente la probabilità di avere riduzioni di produzioni di latte del 20-30%. Inoltre la riduzione delle precipitazioni primaverili nel Meridione d' Italia può arrivare al 30-35%, pascoli e colture foraggere non irrigue produrranno minor quantità di fieno e quindi, gli agricoltori e i pastori dovranno acquistare mangimi e fieno sul mercato sostenendo costi maggiori», spiega Pier Paolo Roggero, professore presso il Dipartimento di agraria e direttore del Nucleo di ricerca sulla desertificazione (Nrd) dell' Università di Sassari. «L' impatto del cambiamento climatico in agricoltura non può essere facilmente generalizzato. Quest' anno, così caldo e siccitoso, ha visto alcune produzioni calare, come il mais in pianura padana, altre migliorare in qualità e diminuire in quantità (uva da vino), altre ancora migliorare in qualità e quantità (olivo da olio in Sardegna). Dunque in ogni situazione c' è chi vince e chi perde. Ma complessivamente le crisi climatiche portano il sistema a perdere, soprattutto quando si verifica una forte specializzazione delle produzioni in pochi distretti». Arturo Centofanti.