Testata Il Sole 24 Ore
Titolo Spagna quinta in Europa per investimenti in startup
All' indomani delle elezioni tra le più eccezionali che la Spagna abbia mai visto, una delle decisioni che il nuovo governo catalano dovrà prendere riguarda la politica sulle imprese e sulle startup. Un settore su cui finora la regione ha puntato molto e che tuttavia, negli ultimi mesi, è stato travolto dall' incertezza del post referendum ha fatto crescere il pericolo di fuga di imprese e capitali di cui è ricca la regione del nord-est del Paese. La Catalogna, con 609mila imprese attive e un Pil di oltre 200 miliardi di euro, contribuisce al 19% della ricchezza spagnola. Qui infatti hanno sede grandi aziende come Inditex, Aena, Abertis, Volkswagen, Nestlè, varie banche e anche numerose startup, tanto che la capitale catalana è considerata, da una classifica del magazine Eu Startup, la quinta migliore in Europa dove far nascere un' impresa tecnologica. Si tratta di un dato che può sorprendere se si pensa agli allarmi sullo stato dell' economia del Paese che fino a pochi mesi riempivano giornali e televisioni. Eppure, proprio in questi anni di crisi, la Spagna - con i due poli Madrid e Barcellona - è diventata uno dei Paesi europei che attraggono più investimenti e in cui nascono più startup di successo. Secondo il report State of european tech 2017 - realizzato da Atomico e Slush in collaborazione con lo studio legale Orrick - la Spagna è il quinto Paese europeo per capitali investiti dopo Regno Unito, Germania, Francia e Svezia, con investimenti in imprese tecnologiche per circa 800 milioni di euro. Mentre secondo l' Ascri (Asociacion Espanola de capital, crecimento e inversion) dopo la cifra record raggiunta nel 2015 di 659 milioni di euro (+83% rispetto al 2014) investiti in imprese spagnole dai soli fondi di venture capital, il 2016 si è assestato su 385 milioni di euro con 436 deal. Come dimostrano i numeri, si tratta di una crescita recente che ha, paradossalmente, avuto origine proprio quando l' economia ha toccato il punto più basso. "A differenza che in Italia dove la crisi finanziaria è arrivata un po' alla volta, in Spagna il Paese ha subito un tracollo improvviso che ha azzerato i settori dell' industria tradizionale, e ha fatto apparire la tecnologia e il digitale come l' unica ancora di salvezza", spiega Lorenzo Franchini, angel investor, imprenditore nel settore degli investimenti venture e fondatore di ScaleIT Capital, il primo evento in Italia dedicato agli investitori internazionali per startup innovative. L' alta disoccupazione e la mancanza di sbocchi per migliaia di laureati hanno costretto quindi i giovani spagnoli a rimboccarsi le maniche e diventare imprenditori, creando una cultura delle startup in un Paese che, proprio come l' Italia, fino a 6 anni fa ne era quasi privo. Ad aiutare questo processo anche la presenza di tre business school (IE, IESE ed Esade) molto importanti a livello europeo, e la possibilità di rivolgersi anche a un mercato enorme come quello latino-americano vista la comunanza linguistica. Ma, secondo Franchini, a fare davvero la differenza per la Spagna, "è stata soprattutto la capacità di politica e delle reti di finanziamento, di sostenere queste ambizioni". Oltre alla nascita di un vero ecosistema fatto di incubatori, acceleratori e fondi di venture capital locali, il governo spagnolo ha creato, infatti, Fond-Ico Global, un fondo dei fondi da 1,5 miliardi di euro, a cui se sono aggiunti altri 2. "L' evidente impegno del Paese su questi temi - aggiunge l' angel investor - ha, a sua volta, dato fiducia agli investitori internazionali da cui oggi arrivano quasi il 70% dei fondi raccolti dalle startup spagnole". Un effetto a catena che, in breve tempo, ha portato la Spagna alla ribalta delle classifiche sui Paesi più competitivi in cui lanciare una startup, in cui trovare i migliori talenti e tra le mete preferite degli startupper del continente. A confermarlo anche la scelta di due colossi del web come Google e Amazon di aprire qui i propri campus tecnologici. Una tendenza che ha fatto dire a diversi osservatori del settore che con l' uscita dallo scenario comunitario di Londra, Madrid e Barcellona potrebbero aspirare a diventare un nuovo polo di attrazione intercontinentale. Nuovo governo catalano permettendo.