Testata MF
Titolo Fisco leggero sulle ipo delle pmi
Approvato il credito d' imposta sul 50% dei costi di consulenza sostenuti per la quotazione in Borsa delle pmi fino al 2020, con cui sono stati stanziati 80 milioni di euro nel triennio 2019-2021. La misura (contenuta nella manovra che ha ricevuto il via libera dopo la fiducia del Senato) va a completare il pacchetto di incentivi Finanza per la Crescita, che prevede misure che agevolano l' accesso delle imprese alla finanza, promuovono un ambiente più favorevole agli investimenti produttivi, oltre a irrobustire la capitalizzazione delle imprese. Il credito d' imposta ammonterà a un importo massimo di 500 mila euro per azienda; destinatarie sono pmi italiane, secondo la definizione dell' Ue (unità lavorative-anno comprese tra 10 e 250, fatturato annuo compreso tra 2 e 50 milioni o totale annuo di bilancio tra 2 e 43 milioni), che si quoteranno nel triennio 2018-2020 sui mercati europei, regolamentati e non. Il massimale di 500 mila euro dovrebbe consentirebbe (secondo stime governative elaborate in collaborazione con Ir Top) 40 nuove quotazioni in borsa il primo anno e 60 nei due successivi, per un totale di 160 nel triennio fino al 2020. I costi fissi di consulenza sono espressi in funzione della struttura, dimensione e complessità aziendale e, a prescindere dall' esito dell' operazione, includono tutte le consulenze specifiche necessarie a valutare la fattibilità di ipo e sostenere la società nel processo: advisor finanziario, nomad, revisione, comunicazione finanziaria e investor relations, legale e fiscale, Borsa Italiana. Il credito d' imposta - ed è un aspetto qualificante dell' iniziativa - è riconosciuto per la quota parte relativa all' aumento di capitale (ops) all' interno dell' operazione di ipo, non per la parte in vendita (opv), favorendo così l' afflusso di risorse mirate solo alla crescita dell' impresa. È pertanto un vantaggio fiscale per l' emittente, escludendo l' eventuale quota di competenza degli azionisti venditori. Al contempo il credito d' imposta spetta alle pmi oggetto della business combination per le operazioni condotte dalle spac (special purpose acquisition company), modello che ha avuto un importante sviluppo negli ultimi due anni, in particolare grazie al nuovo afflusso di liquidità nel 2017. «La norma intende favorire il numero di ipo nel triennio, di concerto con i Pir», osserva Anna Lambiase, alla guida di Ir Top, società di consulenza specializzata nelle tematiche relative alla quotazione delle pmi, «e a offrire un canale alternativo di finanziamento della crescita delle pmi. Una ricerca condotta dall' Osservatorio Ir Top su un numero significativo di società quotate all' Aim ha evidenziato che i costi di quotazione rappresentano oggi il maggior deterrente per queste aziende, ben più degli aspetti legati alla governance o alla trasparenza». Il punto di forza del provvedimento è appunto la rimozione dell' ostacolo dei costi. L' ufficio studi di Ir Top Consulting ha calcolato che in media, per un' ipo sull' Aim, invece di spendere 1'11% sulla raccolta, il costo dell' operazione può essere contenuto al 5-6%, pagando i consulenti da 327.500 a 415 mila euro (simulazione in tabella). «In questo modo», aggiunge Lambiase, «l' opportunità di quotazione è più a portata di mano per molte realtà che per esempio attraverso Pm Capital, la nostra piattaforma fintech dedicata ad Aim Italia, dispongono di uno strumento per valutare con maggior precisione la fattibilità della quotazione». Tra gli obiettivi c' è anche quello di colmare l' enorme distanza che separa Piazza Affari dai mercati soprattutto di Francia e Germania: a Francoforte il rapporto capitalizzazione/pil si avvicina al 50% e a Parigi supera l' 85%, mentre negli ultimi anni lo stesso indice in Italia ha solo sfiorato il 30%. Tra la fine del 2016 e la fine del 2017 il governo si è mosso con tre progetti molto importanti per le pmi italiane. Il primo ha introdotto i Pir (Piani individuali di risparmio), partiti a gennaio, che permettono di investire in società, quotate e non, con un incentivo fiscale a patto di mantenere l' investimento almeno per cinque anni. Poi la legge Industria 4.0 che permette alle aziende di ammodernare gli impianti e investire in personale specializzato. Il terzo provvedimento è appunto quello che ora introduce il credito d' imposta sul 50% dei costi di consulenza sostenuti per la quotazione. Attraverso i Pir il Tesoro stima che nel 2017 saranno confluiti alle pmi circa 10 miliardi di euro, di cui almeno il 21% destinato, da regolamento, alle società che non fanno parte del paniere del Ftse Mib. (riproduzione riservata)