Testata Il Mattino (ed. Avellino)
Titolo Aias, la Procura cerca responsabilità in Regione
L' Asl chiude l' Aias, ma i lavoratori non hanno ricevuto ancora comunicazioni sulla sospensione delle attività. Ai pazienti e alle loro famiglie è stato comunicato di recarsi per la fisioterapia e la riabilitazione presso altre strutture, ad Atripalda e al centro Australia di Avellino. Sale anche il livello di attenzione della procura, rispetto ai livelli di responsabilità di Regione e Comune. Il procuratore aggiunto Vincenzo D' Onofrio aveva da tempo preannunciato l' intenzione di verificare tutta l' attività legislativa secondaria (quella sull' attribuzione delle competenze e delle responsabilità amministrative) in materia di convenzioni e accreditamento nella sanità. L' attenzione è sugli atti della Regione, in particolare quelli del commissariato alla sanità. All' indomani dell' avvio dell' inchiesta penale sulla gestione dei fondi pubblici tra Aias e Onlus «Noi con loro» (tra i reati, riciclaggio e truffa; indagati, tra gli altri, Anna Maria De Mita e Gerardo Bilotta), era scattata la verifica amministrativa sulle autorizzazioni del centro. Stamattina, alla ripresa dell' attività, tuttavia, lavoratori e pazienti si troveranno davanti la sorpresa di un centro chiuso o con attività drasticamente ridimensionate. Il sindacato chiede innanzitutto che la sospensione sia totale: «Non è immaginabile che siano lasciate attive le prestazioni domiciliari. La metà di quelle che sono a carico del centro di Avellino», dice Marco D' Acunto segretario della Funzione pubblica Cgil. In sostanza se la sospensione dell' accreditamento ci dovrà essere, che sia totale e non solo relativo all' attività che si svolge all' interno del centro Aias di Avellino, dicono dal sindacato. La sospensione dell' accreditamento dovrebbe appunto portare a questo esito. In realtà il provvedimento del nucleo di valutazione dell' Asl per l' accreditamento (quello che appare, a leggere il sito dell' azienda sanitaria, ancora guidato da Carmelo Padula, abbondantemente in pensione), ha ubbidito all' indicazione della procura sospendendo le attività del centro. Ora la palla passa al Comune che, come autorità sanitaria locale, dovrà svolgere un' iniziativa di sospensione dell' attività, se eventualmente saranno accertate violazioni amministrative. «I nostri lavoratori al momento non hanno ancora ricevuto nessuna comunicazione di non presentarsi domani e siamo davanti all' Aias e farli entrare al lavorare. E se c' è un impedimento fisico organizzativo comunichiamo che siamo disponibili a prestare servizio per Aias o Asl in qualsiasi altra struttura per garantire la continuità terapeutica ai pazienti. Ieri l' azienda è stata chiusa per la festività del Santo Patrono, alcuni sono stati chiamati dai commissari per una riunione», dice D' Acunto. Il centro di Calitri, invece, ospitato al centro sociale di proprietà del Comune, non dovrebbe invece essere chiuso. Tuttavia, anche durante l' ispezione di martedì le prestazioni sono state rese e sono continuate nel pomeriggio. La Malzoni in passato non era stata chiusa, dato che aveva un pronto soccorso neonatale che non poteva interrompere il servizio. Ma nel caso dell' Aias non ci sarebbe interruzione di pubblico servizio dato che non si pratica riabilitazione intensiva ma estensiva. E rispetto alle analogie con l' altra clamorosa chiusura, la Cgil spiega: «Quando fu fatta ordinanza di Malzoni con le prescrizioni, la proprietà si attivò pagò le fidejussioni per il condono a aprì un cantiere. In questo caso rispetto alle prescrizioni del 2013 non ha rispettato nessuna delle normative». In sostanza - è la domanda su cui sta lavorando anche la Procura - cosa è accaduto tra il 2013 (quando la commissione guidata da Padula dichiarò l' Aias non accreditabile) è il 2017? Che idea si sono fatti i magistrati che sono andati martedì scorso a guardare con i propri occhi nel centro di riabilitazione, lo si saprà dalle loro prossime mosse. © RIPRODUZIONE RISERVATA.