Testata La Verità
Titolo I precari senza speranza di mutuo Dimezzato il numero di chi lo chiede
gianluca de maioOttenere un mutuo o un prestito sta diventando sempre più un privilegio per pochi. A dirlo è uno studio di Facile.it e Prestiti.it secondo cui i lavoratori a tempo determinato fanno sempre più fatica ad accedere a una qualsiasi forma di finanziamento. Guardando alle richieste di credito presentate tramite i due portali, la percentuale di lavoratori precari che hanno cercato di ottenere un prestito personale si è ridotta in due anni passando dallo 0,31% del 2016 allo 0,17% del 2017. Nello stesso periodo, di contro, si è registrato un aumento della percentuale di dipendenti privati a tempo indeterminato che hanno chiesto un finanziamento, cresciuta dal 62,38% del 2016 al 65,96% del 2017, così come quella dei lavoratori autonomi, passata dal 9,18% (2016) all' 11,72% (2017).In calo anche le somme che i lavoratori a tempo determinato hanno cercato di ottenere dalle società del credito. Nel 2016 la richiesta media per u prestito personale (a fronte di uno stipendio di 1.324 euro) era pari a 8.557 euro da restituire in 58 mensilità, mentre nel 2017 è stata pari a 8.247 euro (-3,6%), con un piano di restituzione di 51 mesi.Questi dati indicano che, non sono solo le banche a concedere meno prestiti, ma sono anche i lavoratori precari stessi ad aver ridotto il numero di richieste. Hanno perso la speranza. Praticamente in molti non ci provano nemmeno, vista la paura di ricevere un rifiuto. «Sono due i principali fattori che incidono negativamente sulla percentuale di richiedenti prestito con contratto a tempo determinato» spiega Andrea Bordigone, responsabile business unit prestiti di Facile.it. «Da un lato l' atteggiamento sempre più prudente da parte degli istituti di credito che tendono a richiedere una posizione lavorativa stabile. Dall' altro, il comportamento dei lavoratori stessi che sono meno predisposti a indebitarsi e ad assumersi impegni a medio e lungo termine».Nel caso dei mutui la situazione è forse ancora più desolante. In questo caso i due portali hanno analizzato circa 50.000 richieste di muto avvenute tra il primo gennaio del 2013 e il 31 dicembre del 2017.Nella categoria under 30 - quella più esposta al precariato - la percentuale delle erogazioni per chi non ha un contratto a tempo indeterminato è crollata dal 30 al 10%. In compenso, l' avere un contratto stabile ha determinato in quasi nove volte su dieci il via libera per l' erogazione. In poche parole, le banche sono diventate molto selettive anche nel concedere un mutuo. Nel 2013 i lavoratori con contratti a tempo indeterminato erano l' 81% del totale degli intestatari di mutuo erogato. Sono diventati l' 86% nel 2017. Quanto al target dei soli Under 30, in questo campione la percentuale di intestatari con un contratto a tempo indeterminato era del 70% nel 2013, dell' 87,29% nel 2017.Nel caso dei lavoratori a tempo determinato le richieste sono scese dal 3% del 2013 al 2% dello scorso anno, così come se si guarda alle erogazioni, nello stesso periodo, si è passati dal 2,4% all' 1,9%.Anche nel caso dei mutui, dunque, ormai i lavoratori precari non ci provano nemmeno più. Consapevoli di ricevere un probabile no dagli istituti di credito. Il problema però non riguarda solo i lavoratori precari ma anche le banche o le società di credito perché la platea di richiedenti si sta ogni giorno rimpicciolendo. Il motivo? Il numero di lavoratori stabili è in netto calo. Così il rischio è che, se questa categoria di professionisti si riduce, lo stesso capiterà ai fatturati di queste società perché i clienti potenziali sono sempre meno. Secondo gli ultimi dati Inps relativi ai primi 11 mesi del 2017, le assunzioni sono aumentate del 18,7% rispetto allo stesso periodo del 2016, ma quelle a tempo indeterminato sono scese del 5,2%. Ciò significa che la quota dei nuovi posti fissi sul totale delle assunzioni si attesta al 23,4%, mentre nel 2015 era al 38,8%.Gli istituti di credito saranno dunque obbligati a trovare un equilibrio. Se continueranno a stringere le maglie dell' accesso al credito, di questo passo, rischieranno di non poter prestare denaro a nessuno. D' altra parte, però, non possono nemmeno concedere finanziamenti troppo facilmente. Così il rischio sarebbe quello di portare le banche (o le società finanziarie) verso il baratro. La soluzione potrebbe essere quella di favorire le assunzioni a tempo indeterminato in modo stabile e non temporaneo. Al momento, però, nessun governo pare esserci riuscito.