Testata Avvenire
Titolo In soli due anni persi 7mila metalmeccanici
Nel 2017 sono stati circa 1.500 i metalmeccanici lombardi che hanno perso il posto di lavoro a causa di licenziamenti collettivi o chiusure aziendali. L' anno prima erano stati 5.500. Si tratta di una cifra largamente inferiore a quella fatta registrare negli anni precedenti nella regione italiana dove si concentra il maggior numero di imprese del comparto (attualmente 323): basti pensare che nel 2010, quando la congiuntura cominciò a colpire duramente il tessuto economico del nostro Paese, furono quasi 9 mila gli addetti al settore metalmeccanico messi in mobilità nella sola Lombardia, con 84.825 operai coinvolti negli stati di crisi delle aziende nel primo semestre dell' anno (il dato comprende anche coloro che furono sottoposti a provvedimenti di Cassa integrazione). In questi sette anni, dunque, pur se tra alti e bassi, il fenomeno dei licenziamenti si è andato sempre più attenuando. C' è da dire però che le unità produttive dell' industria metalmeccanica che nel frattempo hanno chiuso i battenti perché spazzate via dalla concorrenza e dalle nuove esigenze del mercato, sono più di tremila. E ciò può spiegare, seppure in parte, la curva in discesa. Un dato senz' altro confortante è rappresentato invece dal netto calo del ricorso agli ammortizzatori sociali negli ultimi sei mesi dell' anno appena trascorso: sono il 47,22% in meno i lavoratori interessati e il 35,5% in meno le imprese coinvolte rispetto allo stesso periodo del 2016. Nella provincia di Milano la situazione più pesante (34,10%), in quella di Bergamo il calo più drastico, con l' attuale 4,70% a fronte del 18,96% dello scorso semestre. Tra gli strumenti meno adottati dalle aziende, i contratti di solidarietà, diffusi soprattutto a Brescia, Varese, Milano e Lecco. A ottobre scadranno quelli imposti ai dipendenti della Candy, nella provincia di Monza-Brianza. In ogni caso, la ripresa occupazionale stenta a decollare. Lo si evince dal rapporto relativo al secondo semestre del 2017, presentato ieri a Milano dalla Cisl. «Anche se molte aziende sono ripartite agganciandosi all' export e all' innovazione tecnologica, non c' è stato finora alcun incremento dell' occupazione stabile», ha commentato il segretario generale della Fim lombarda, Andrea Donegà, secondo il quale «la crisi non consente ancora di riassorbire i troppi lavoratori che hanno perso il loro posto in questi anni e la desertificazione industriale che si è determinata rappresenta un' ulteriore difficoltà in questa direzione. I dati produttivi in crescita - ha concluso Donegà - ci rendono ottimisti e ci vedono impegnati, con la contrattazione aziendale, a sfidare le imprese sul terreno della produttività per rilanciare i salari, consolidare l' occupazione, consentire alle industrie di non perdere il treno dell' evoluzione tecnologica e cogliere dai cambiamenti in atto vere opportunità per tutti». RIPRODUZIONE RISERVATA.