Testata Italia Oggi
Titolo Nella giungla delle rette del nido
Su ItaliaOggi di ieri si legge che secondo i commercialisti nel 2017 il costo degli adempimenti fiscali è cresciuto a 60,4 mld e il costo complessivo degli adempimenti fiscali è cresciuto, dal 2015 al 2017, da 58,1 a 60,4 miliardi di euro circa, con un incremento in valore assoluto di 2,4 miliardi, corrispondente a una media di 514 euro, passando da 9.577 a 10.091 euro per ogni singola partita Iva. Questa giungla di costosi adempimenti (con benefici tutti da valutare) si arricchisce ogni giorno di più. Venerdì 9 febbraio 2018 il direttore dell' Agenzia delle entrate ha emanato un provvedimento contenente, fra l' altro, le specifiche tecniche per l' invio dei dati riguardanti le spese relative alle rette per la frequenza degli asili nido ai sensi del decreto Mef del 30 gennaio 2018. La scadenza per l' invio è fissata per il 28 febbraio 2018. Con buona pace dello Statuto del contribuente e dei suoi 60 giorni, il tempo concesso è di 19 giorni di calendario, 14 giorni lavorativi. Il provvedimento richiede quale dato obbligatorio il codice fiscale dell' iscritto (non si è avuto il coraggio di scrivere «c.f. del bambino»); un dato che la normativa Iva non risulta abbia mai considerato obbligatorio (a differenza di quello del «cliente» mamma e/o papà). Stiamo parlando di dati 2017 che vengono richiesti nel 2018 e che quindi non sono immediatamente disponibili (pensiamo solo ai bambini che a giugno/luglio hanno terminato il «nido» per raggiunti limiti di età). Pare che il codice fiscale dell' iscritto sia proprio il «centro» della comunicazione, nel senso che senza di esso non è possibile comunicare né chi ha pagato né l' importo della retta. Ovviamente si riesce a capire che per la dichiarazione precompilata sia necessario il riferimento al figlio (spesa massima euro 632 per figlio) ma o si avvisa per tempo che quel dato serve (e quindi per il 2017 si doveva avvisare entro il 31/12/2016) o si rinvia il provvedimento che, evidentemente, è in ritardissimo, tanto in ritardo da non considerare i 60 giorni (minimi) previsti dallo Statuto del contribuente. Le informazioni arriverebbero troppo tardi per la precompilata (730). Un' alternativa immediata potrebbe essere quella di considerare il codice fiscale del bambino come opzionale e indicare nella precompilata i dati di un unico figlio, con possibilità di modifica da parte dei genitori (indicazione nel famoso «limbo» spesso utilizzato). C' è poi una chicca: il paragrafo 9 del provvedimento prevede che i genitori possano opporsi all' inserimento dei dati nella precompilata; tale facoltà è da esercitarsi dal 1° gennaio al 28 febbraio tramite mail o fax da inviare all' Agenzia delle entrate (il garante privacy ha dato il suo ok). Ma a questo punto, che senso ha l' opposizione? Quale dato sensibile dovrebbe garantire il garante? La spesa, che in ogni caso sarebbe comunicata con lo «spesometro»? Se l' opposizione avviene dopo che i dati sono stati comunicati, a che serve? Se la garanzia non serve, evitando il passaggio dal garante, il provvedimento si velocizza. La soluzione a questo andazzo è molto semplice: il fisco vuole dati e informazioni? Li paghi. Finché sono gratis continuerà a chiedere all' infinito informazioni che costano di più del beneficio che si ottiene.